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Autostrade, dal telepass alle tele camere. Ecco come monetizzeranno anche sui pagamenti “semplificati“

Il pedaggio diventa digitale e spariscono sbarre e caselli. Meno code, consumi ed emissioni, ma per chi non ha il telepedaggio aumentano gli adempimenti: app diverse, pagamenti successivi, scadenze e rischio sanzioni. Consumerismo: «La tecnologia deve semplificare la vita dei consumatori, non trasformare un pedaggio di pochi euro in una corsa a ostacoli»

Le autostrade italiane si preparano a cambiare volto. Sbarre, caselli e code per pagare il pedaggio potrebbero progressivamente lasciare spazio al Free Flow, il sistema elettronico che permette di viaggiare senza fermarsi: telecamere, antenne e sensori installati su portali sopra la carreggiata identificano il veicolo, leggono la targa o il dispositivo di telepedaggio e determinano il pedaggio dovuto.

Il sistema è già utilizzato sulla A36 Pedemontana Lombarda, sulle tangenziali di Como A59 e Varese A60 e sulla A33 Asti-Cuneo per alcune tratte. Secondo RaiNews, nell’agosto 2026 il Free Flow interessa complessivamente circa 200 chilometri della rete nazionale. L’obiettivo è quello di estendere progressivamente questa tecnologia, eliminando le fermate ai caselli e rendendo più fluida la circolazione.

L’idea, dal punto di vista tecnologico, è certamente positiva.

Un’autostrada senza barriere significa meno code ai caselli, meno frenate e ripartenze, tempi di percorrenza più regolari e potenzialmente minori consumi ed emissioni. Viene eliminato anche uno dei punti nei quali tradizionalmente si creano rallentamenti e congestioni, soprattutto durante gli esodi estivi, nei fine settimana e nelle ore di punta.

Per chi possiede un dispositivo di telepedaggio compatibile, inoltre, il cambiamento può essere quasi impercettibile: il portale riconosce il dispositivo e il pagamento viene effettuato automaticamente.

Il problema nasce per tutti gli altri.

Dal casello all’app: il pagamento non sparisce, viene spostato sul consumatore

Free Flow significa “flusso libero”, non autostrada gratuita.

Se l’automobilista non dispone di un sistema automatico di pagamento, il passaggio viene associato alla targa e sarà lui, successivamente, a dover verificare il transito e provvedere al saldo attraverso le modalità previste dal concessionario.

Ed è proprio qui che l’innovazione rischia di trasformarsi in una complicazione.

Il vecchio sistema aveva certamente molti limiti, ma possedeva una caratteristica difficilmente contestabile: l’automobilista arrivava al casello, sapeva quanto doveva pagare, pagava e ripartiva.

Con il Free Flow questa certezza viene meno.

L’automobilista deve sapere di essere transitato su una strada a pagamento, sapere quale società la gestisce, conoscere il sistema utilizzato da quella specifica tratta, ricordarsi di pagare, individuare il sito o l’app corretti e verificare che il pagamento sia stato effettivamente acquisito.

Sulla Pedemontana Lombarda, per esempio, il pagamento dei transiti deve avvenire entro 15 giorni naturali e consecutivi. Sono disponibili telepedaggio, Conto Targa, Ricaricabile Pedemontana, sito web, app, uffici postali, alcuni servizi bancari e punti di assistenza.

Sulla A33 Asti-Cuneo esiste invece l’app FreeFlow A33 e una specifica piattaforma attraverso la quale è possibile registrarsi al Conto Targa oppure procedere come utente occasionale. Gli stessi transiti possono diventare disponibili sulla piattaforma fino a 24 ore dopo il passaggio.

Ed emerge così una delle questioni che Consumerismo ritiene centrali: perché un automobilista che percorre la rete autostradale italiana dovrebbe conoscere applicazioni, piattaforme e procedure differenti a seconda della concessionaria incontrata durante il viaggio?

Tante autostrade, tante procedure: serve un sistema unico nazionale

La digitalizzazione dovrebbe significare semplificazione.

Non possiamo invece costruire un sistema nel quale il consumatore debba diventare esperto della geografia delle concessioni autostradali italiane.

Chi parte da una regione e ne attraversa altre non può essere costretto a chiedersi continuamente quale concessionario gestisca il tratto percorso, quale app debba scaricare, su quale portale debba registrarsi o attraverso quale procedura debba pagare.

Il problema diventerà ancora più evidente se il Free Flow sarà progressivamente esteso alla rete nazionale.

La soluzione deve essere pensata prima, non dopo: un’unica piattaforma nazionale, interoperabile tra tutti i concessionari, attraverso la quale verificare e pagare qualsiasi pedaggio Free Flow italiano inserendo semplicemente la targa del veicolo.

Una sola procedura, regole omogenee, notifiche chiare e un sistema di pagamento accessibile a tutti.

Il digital divide non può trasformarsi in una multa

C’è poi una questione sociale che non può essere ignorata.

Non tutti gli automobilisti hanno la stessa familiarità con smartphone, app, QR code, registrazioni online, password, carte associate e pagamenti elettronici.

Pensiamo soprattutto alle persone anziane, ma anche a chi non possiede uno smartphone recente, a chi ha poca dimestichezza con i servizi digitali, a chi non dispone di una carta elettronica o semplicemente a chi percorre occasionalmente una determinata autostrada.

Non possiamo creare un sistema nel quale chi è più digitalizzato paga facilmente e chi lo è meno rischia costi aggiuntivi o sanzioni.

L’accesso a un’infrastruttura pubblica essenziale come quella autostradale non può presupporre competenze tecnologiche.

Devono quindi essere garantite modalità alternative di pagamento realmente semplici, diffuse sul territorio e immediatamente riconoscibili, senza costringere una persona a cercare su internet dove e come saldare pochi euro di pedaggio.

Se l’app non funziona, chi paga il prezzo dell’errore?

Esiste poi un problema ancora più delicato: cosa succede quando il consumatore vuole pagare ma è la tecnologia a non funzionare correttamente?

Le criticità non sono soltanto teoriche.

Tra le recensioni pubblicate nel 2026 sull’App Store relative all’app FreeFlow A33 compaiono utenti che segnalano difficoltà nella registrazione, impossibilità di effettuare il pagamento come ospiti, transiti non visualizzati e tentativi di pagamento non andati a buon fine.

In una segnalazione pubblica relativa alla A33, un automobilista aveva raccontato di essersi registrato al Conto Targa e di vedere i propri transiti ancora non saldati a distanza di mesi, senza riuscire a ricevere la richiesta necessaria per procedere al pagamento.

La stessa Pedemontana Lombarda, nel maggio 2026, ha comunicato possibili difficoltà e rallentamenti nelle operazioni di pagamento dovuti a un’anomalia tecnica dei sistemi pagoPA.

Sono situazioni che pongono una domanda fondamentale: può il rischio del malfunzionamento tecnologico ricadere sull’automobilista?

Per Consumerismo la risposta deve essere no.

Se un utente tenta di pagare entro i termini e l’app, il portale o il sistema informatico non consentono di farlo, deve esistere una tutela automatica che impedisca l’applicazione di costi aggiuntivi e sanzioni.

Non può essere il consumatore a dover dimostrare, magari settimane o mesi dopo, di aver provato più volte a pagare.

Il paradosso: il casello sparisce, ma aumenta la responsabilità dell’automobilista

È questo il vero nodo del Free Flow.

La tecnologia semplifica la riscossione per il gestore e rende più fluido il traffico, ma una parte degli adempimenti che prima avvenivano contestualmente al viaggio viene trasferita sull’utente.

E le conseguenze di una dimenticanza possono essere sproporzionate rispetto al pedaggio originario.

Sulla Pedemontana Lombarda, trascorsi 15 giorni senza pagamento, viene avviata la procedura di recupero del credito. Il sollecito può comprendere, oltre al pedaggio, gli oneri sostenuti per l’accertamento e il recupero. L’omesso pagamento può inoltre comportare, secondo quanto indicato dal gestore in riferimento all’articolo 176 del Codice della Strada, una sanzione amministrativa da 87 a 344 euro e la decurtazione di due punti dalla patente.

Un pedaggio di pochi euro rischia così di generare conseguenze enormemente superiori.

E questo richiede garanzie altrettanto forti per il consumatore.

La segnaletica deve spiegare, non semplicemente avvertire

C’è inoltre un problema di informazione.

Un automobilista che entra in un tratto Free Flow deve comprendere immediatamente tre cose: che sta entrando in una strada a pagamento, che non troverà un casello all’uscita e che, se non dispone di telepedaggio, dovrà pagare successivamente.

Non è sufficiente affidare informazioni così importanti a cartelli complessi da leggere mentre si guida.

Negli anni sono emerse anche segnalazioni di automobilisti che sostenevano di essersi resi conto soltanto successivamente di aver percorso una tratta a pagamento.

La segnaletica deve quindi essere semplice, ripetuta, standardizzata a livello nazionale e comprensibile anche da chi utilizza quella strada per la prima volta.

Il consumatore non deve essere messo nelle condizioni di scoprire l’esistenza del pedaggio quando riceve un sollecito a casa.

Auto a noleggio, aziendali e targhe straniere: la situazione si complica ancora

Il Free Flow presenta ulteriori criticità quando chi guida non coincide con il proprietario del veicolo.

È il caso delle auto a noleggio, dei mezzi aziendali, delle vetture in leasing o semplicemente dell’automobile prestata a un familiare.

Il rilevamento avviene infatti attraverso la targa. Un eventuale sollecito può quindi raggiungere inizialmente il proprietario registrato, la società di leasing o il noleggiatore, con possibili ulteriori passaggi amministrativi e costi.

La questione diventa ancora più complessa per i turisti stranieri, che devono comprendere un sistema differente da quello del proprio Paese e individuare successivamente modalità e piattaforme attraverso cui effettuare il pagamento.

Non è un problema astratto: il Touring Club Svizzero ha attivato in Ticino un punto di assistenza dedicato proprio agli automobilisti che incontrano difficoltà nel comprendere e gestire il pagamento della Pedemontana Lombarda.

E attenzione alle truffe: il pedaggio digitale apre una nuova porta al phishing

C’è infine il fronte della sicurezza.

Se milioni di automobilisti vengono abituati all’idea che un pedaggio possa essere richiesto dopo il viaggio, diventa molto più semplice per i criminali inviare falsi SMS, e-mail o messaggi WhatsApp del tipo: “Pedaggio non pagato, clicca qui per evitare la sanzione”.

Il rischio è già concreto.

La stessa Pedemontana Lombarda mette in guardia gli utenti contro messaggi fraudolenti che utilizzano loghi e marchi ufficiali e chiedono dati personali, informazioni bancarie o numeri delle carte di credito.

Un anziano che ha realmente percorso un’autostrada qualche giorno prima potrebbe essere particolarmente vulnerabile: il messaggio appare plausibile proprio perché il nuovo sistema prevede effettivamente pagamenti successivi al viaggio.

Anche questo costo sociale della digitalizzazione deve essere preso in considerazione.

Consumerismo: innovazione sì, ma prima vengono le garanzie

Consumerismo non è contrario al Free Flow. Al contrario, eliminare code, sbarre, frenate e ripartenze attraverso la tecnologia rappresenta un’evoluzione positiva della mobilità.

Ma innovare non può significare semplicemente eliminare il casello e trasferire sull’automobilista l’onere di capire cosa deve fare dopo.

Prima di estendere il modello occorrono garanzie precise: una piattaforma nazionale unica e interoperabile; sistemi di pagamento non esclusivamente digitali; segnaletica uniforme e chiarissima prima dell’ingresso nelle tratte; notifiche gratuite che ricordino il pagamento; procedure specifiche per anziani e persone con scarse competenze digitali; un periodo di tolleranza prima dell’applicazione delle sanzioni; tutela automatica in caso di malfunzionamenti delle piattaforme; procedure semplici per auto a noleggio, aziendali e targhe straniere.

E soprattutto occorre rovesciare un principio.

Se la tecnologia serve a rendere più efficiente il sistema autostradale, il vantaggio deve essere anche del consumatore. Il rischio tecnologico non può essere soltanto suo.

Non è accettabile che il concessionario possa eliminare caselli, personale e operazioni di riscossione immediata ottenendo i vantaggi dell’automazione, mentre all’automobilista restano l’obbligo di ricordarsi il pagamento, la ricerca dell’app corretta, la registrazione, la verifica del transito e, in caso di errore o dimenticanza, costi aggiuntivi e possibili sanzioni.

La strada verso il Free Flow è quella giusta, ma l’estensione del sistema deve procedere insieme alla costruzione di regole uniformi e strumenti realmente accessibili a tutti. La tecnologia può migliorare la mobilità e rendere più efficiente la rete autostradale, a condizione che semplifichi anche la vita degli automobilisti e che eventuali inefficienze, malfunzionamenti o difficoltà di accesso non si traducano ancora una volta in maggiori costi a carico dei consumatori.

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