Salute

Giornata della Disabilità. L’odissea, 36 ore in PS (succede in Italia)

Nella giornata della disabilità pubblichiamo la la lettera straziante di un fratello di un disabile grave. L'appello è rivolto al Presidente della Calabria Occhiuto.

Nella giornata della disabilità, pubblichiamo integralmente il testo della nota giunta in redazione da parte di una associato

“Al Presidente della Regione Calabria –

Sono il fratello di un disabile ricoverato presso una struttura assistenziale  nelle vicinanze di Cosenza. Succede spesso che mio fratello abbia delle crisi respiratorie, la struttura allerta il 118 che lo trasporta al di Cosenza. Naturalmente la struttura non è tenuta ad assicurare nessuna continuità assistenziale; una volta trasportato in pronto soccorso le sue responsabilità nei confronti del paziente sono terminate. Ho chiesto spiegazioni e mi hanno risposto che cosi prevede la legge. Il Pilatesco lavaggio delle mani. Amen. Ma torniamo alla storia: tutti quelli che purtroppo hanno avuto la necessità di recarsi al dell’Annunziata sanno di cosa sto scrivendo, un pronto soccorso che raccoglie l’emergenza urgenza di una provincia enorme, per usare un eufemismo letteralmente “scoppia”, pochi medici e spazi inadeguati, e personale insufficiente. In questi anni la chiusura e il ridimensionamento scellerato di molti ospedali periferici ha prodotto un aumento esponenziale degli accessi al pronto soccorso dell’Annunziata. Ci avevano detto, mentendoci ,  che la chiusura degli ospedali  sarebbe stata compensata dal potenziamento della rete delle emergenze urgenze, ma  quello che è successo è sotto gli occhi di tutti. L’unico posto a cui rivolgersi in caso di problemi urgenti di salute, sia gravi che meno gravi rimane il solo pronto soccorso.

A una situazione già di per sè grave si aggiunge l’emergenza Covid.

La carenza di posti letto fa si che il rimanga l’unico luogo dove “parcheggiare” i pazienti in attesa del famigerato posto letto. Potete solo immaginare cosa significa tutto questo per un soggetto disabile grave in tempi di Covid. Così come altre volte e mio fratello che lavora fuori ci siamo occupati in prima persona dell’assistenza h24, anche ingaggiando persone specializzate. Naturalmente anche in questo caso per chi se lo può permettere. Ma questa è un’altra storia. Con l’emergenza Covid non è possibile fare assistenza diretta ai pazienti ricoverati. Mi avevano detto che con il green pass e un tampone avrei potuto assisterlo. Ma l’aumento dei casi di Covid ha dato un’ulteriore stretta anche a questa possibilità. Per più di trentasei ore non sono riuscito ad avere nessuna notizia sulle sue condizioni di salute ma solo un messaggino, dove mi si informava che era stato preso in carico dal pronto soccorso, il giorno successivo un altro messaggino che era stato ricoverato in reparto. Telefono in reparto e mi dicono che il paziente non si trova presso di loro e che non sanno dove sia. Chiamare il pronto soccorso è inutile: il telefono squilla per decine di minuti ma nessuno risponde. Immaginate l’angoscia. Poi scatta il riflesso della “calabresità” e ti chiedi  se l’amico o l’amico dell’amico conosce qualcuno, e cosi ho fatto, una persona gentile  finalmente mi ha comunicato che mio fratello era ancora in pronto soccorso. Che fine ha fatto il posto letto che gli era stato assegnato?  Mi sono ricordato che a Cosenza proprio all’interno dell’ospedale “opera” una struttura che si chiama DAMA che è l’acronimo di “Disabled Advanced Medical Assistance), che tradotto in italiano volgare significa “assistenza medica avanzata ai pazienti disabili” che è finalizzato a definire percorsi nuovi di accoglienza medica coordinata a favore dei disabili gravi, con deficit intellettivo, comunicativo e neuromotorio” riporto letteralmente quello che è scritto sul sito , dove è indicato un numero di telefono verde a cui rivolgersi in caso di necessità. Ho fatto almeno una ventina di telefonate: nessuna risposta, il telefono squilla a vuoto per decine di minuti. Occuparsi di è uno dei compiti più nobili e meritevoli che ci possa essere, dire di farlo e poi non farlo è cinico, ipocrita e molto triste.  Allora mi chiedo qual è lo scopo di associazioni che sulla carta e nei pomposi con ampio seguito mediatico ci comunicano delle lodevoli iniziative in favore degli ultimi? Come scriveva Andrea Camilleri “tutto teatro”.

Il dramma della

L’altra domanda è: ma quale colpa dobbiamo espiare noi calabresi per essere trattati in questo modo? In fondo anche noi calabresi siamo Europei, l’Italia è tra le prime dieci potenze economiche al mondo, ci sono migliaia di connazionali in giro per il mondo impegnati in lodevoli  missioni umanitarie, diamo accoglienza a migliaia di profughi e ti chiedi perché in questa sciagurata regione non si riesce ad un avere un minimo di efficienza e un po’ di umanità. E se avesse ragione il noto editorialista e scrittore Corrado Augias quando ha scritto che purtroppo la è una terra perduta. Per il bene della mia regione mi auguro fortemente che abbia torto. Ma è difficile.

L’appello al presidente della Regione

In un paese normale non si abbandonano i malati in un pronto soccorso tanto più se sono disabili gravi. Chiedo al nuovo Presidente di regione che almeno per i disabili gravi sia predisposto un percorso di continuità assistenziale  tra di cura e ospedale, è il minimo che si possa fare. Questo si, Signor Presidente, sarebbe  un segnale di discontinuità  con il passato e anche di umana  sensibilità .

Spero di ottenere risposte. Generalmente le lettere terminano o con distinti o cordiali saluti in questo caso:

Con infinita amarezza”

 

*in caso in cui la segreteria di presidenza voglia i contatti dell’associato vi preghiamo di scrivere a info@consumerismo.it

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