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Il prezzo del clima: quanto ci costa davvero il cambiamento climatico

Condizionatori, elettricità, acqua, cibo, salute e vacanze: le estati sempre più calde stanno modificando le abitudini degli italiani e creando nuove spese. Nel 2026 la domanda elettrica di luglio è cresciuta dell’8,3% rispetto a un anno prima. E ormai il 56% delle famiglie possiede un sistema di raffrescamento, quasi il doppio rispetto al 2013. Prepararsi alle estati future non sarà più una scelta, ma una necessità economica e sociale. Analisi dell’Osservatorio Consumerismo su dati istituzionali e di settore

Fino a qualche anno fa il condizionatore poteva essere considerato un elettrodomestico accessorio. Oggi, soprattutto nelle grandi città e nelle aree più calde del Paese, sta diventando qualcosa di molto simile al riscaldamento invernale: una spesa difficilmente evitabile.

È uno degli effetti più immediatamente percepibili del cambiamento climatico sui consumi delle famiglie. Ma è solo il primo. Temperature più elevate significano maggiore domanda di elettricità, maggiore consumo di acqua, necessità di raffrescare case, uffici, negozi e mezzi di trasporto, maggiore pressione sull’agricoltura e sulla produzione alimentare, modifiche alle abitudini turistiche e costi sanitari crescenti.

Il cambiamento climatico, dunque, sta diventando anche un problema di potere d’acquisto.

Il 2026 ci mostra come saranno le estati del futuro

 

I dati climatici dell’estate 2026 sono particolarmente significativi. Secondo il Copernicus Climate Change Service, giugno 2026 è stato il secondo giugno più caldo mai registrato in Europa, con una temperatura media in Italia di 5 gradi superiore alla media 1991-2020.

Nell’Europa occidentale è stato addirittura il giugno più caldo della serie storica considerata da Copernicus. Otto dei nove mesi di giugno più caldi registrati in Europa si sono verificati dal 2019 in poi.

Il caldo non si è fermato a giugno. Per l’Europa occidentale, il periodo giugno-luglio 2026 è stato il più caldo almeno dal 1979. Anche parti dell’Italia settentrionale hanno registrato temperature record nel periodo.

Non stiamo quindi parlando soltanto di qualche giornata eccezionalmente calda. Il problema economico nasce dalla durata: se una casa deve essere raffrescata per alcune settimane in più ogni anno, quella che era una spesa occasionale diventa strutturale.

Il condizionatore diventa il nuovo termosifone

Il cambiamento delle abitazioni italiane è già evidente.

Secondo l’ultima indagine ISTAT sulle dotazioni energetiche delle famiglie, nel 2024 il 56% delle famiglie disponeva di almeno un sistema di condizionamento. Nel 2021 erano il 48,8%; nel 2013 appena il 29,4%.

In poco più di dieci anni la diffusione del raffrescamento domestico è quindi quasi raddoppiata.

Nelle Isole la percentuale raggiunge il 71,2%, nel Nord-est il 64,1%. Sicilia e Veneto superano addirittura il 70%. Parallelamente stanno aumentando le pompe di calore caldo/freddo: erano presenti nel 32,6% delle famiglie nel 2021 e sono arrivate al 40,4% nel 2024.

Per decenni il picco della domanda energetica domestica italiana era associato soprattutto all’inverno. Ora il raffrescamento estivo pesa sempre di più.

Quanto ci è costato il condizionatore nell’estate 2026

Le rilevazioni dell’Osservatorio Consumerismo permettono di tradurre il caldo in euro.

Secondo Facile.it, un condizionatore dual split in classe A+, utilizzato otto ore al giorno durante i tre mesi estivi, comporta una spesa di circa 146 euro per 720 ore complessive di funzionamento. Un apparecchio A+++ può ridurre la stessa spesa fino a circa 74 euro.

E ancora, su 500 ore di utilizzo di un monosplit in classe A, Facile.it stima per il 2026 una spesa di circa 144 euro contro 121 euro nel 2025: quasi il 19% in più. Durante la crisi energetica del 2022 il costo aveva però raggiunto fino a 216 euro, l’81% in più rispetto all’anno precedente.

, l’Associazione Italiana Utility Manager, ha calcolato il costo di circa 100 giorni di climatizzazione tra maggio e agosto 2026. Il consuntivo indica una spesa compresa tra 110 e 190 euro per un singolo split inverter di nuova generazione, tra 165 e 240 euro per apparecchi base o datati e oltre 450 euro per i sistemi multisplit.

A pesare non sono soltanto le ore di accensione. Secondo Assium, nel giugno 2026 il prezzo dell’elettricità sul mercato all’ingrosso era salito da circa 112 euro/MWh di giugno 2025 a circa 132 euro/MWh, +17,8%.I

A luglio 2026 la domanda elettrica è aumentata dell’8,3%

Terna ha rilevato nel luglio 2026 consumi elettrici superiori dell’8,3% rispetto allo stesso mese del 2025, collegando esplicitamente la crescita anche alle elevate temperature.

Nello stesso mese la produzione fotovoltaica è aumentata del 20,6%, mostrando anche l’altra faccia della questione: estati più soleggiate possono aumentare la produzione solare, ma contemporaneamente fanno esplodere la domanda per il raffrescamento.

Questo crea un nuovo problema per le famiglie: il costo del caldo dipende non soltanto da quante ore rimane acceso il climatizzatore, ma anche dal prezzo dell’elettricità in quel periodo.

Ad agosto 2026 l’inflazione italiana è salita al 3,3% annuo. La principale spinta è arrivata proprio dai prodotti energetici: quelli non regolamentati sono passati da +11,4% a +16,9% su base annua, quelli regolamentati da +14,8% a +18,8%. Non si può attribuire questo aumento al cambiamento climatico, perché incidono fortemente tensioni internazionali e dinamiche dei mercati energetici. Ma il clima amplifica l’effetto sui bilanci familiari: quando l’elettricità costa di più proprio mentre abbiamo bisogno di consumarne di più per raffrescare casa, il conto finale aumenta due volte.

Abbassare il termostato di due gradi può costare molto

La risposta non può essere semplicemente “non accendere il condizionatore”. Con temperature estreme il raffrescamento può essere necessario, soprattutto per anziani, bambini e persone fragili.

Il problema è utilizzarlo meglio.

ENEA ricorda che in estate non serve trasformare l’abitazione in una cella frigorifera. La normativa indica una temperatura interna non inferiore a 26 °C e, in molte condizioni, una differenza di due o tre gradi rispetto all’esterno può già migliorare significativamente il comfort. Quando il problema è soprattutto l’umidità, può essere sufficiente la funzione deumidificazione.

Portare il termostato da 26 a 28 °C può ridurre i consumi del climatizzatore di circa il 25%. Per una famiglia con due apparecchi di classe energetica intermedia, la differenza era stimata in circa 87 kWh all’anno.

Ancora più importante è impedire al calore di entrare.  Abbassare completamente tapparelle o persiane sulle finestre esposte al sole può ridurre fino all’80% l’ingresso dell’energia solare attraverso quelle superfici. Ombreggiamento, ventilazione notturna, isolamento dell’edificio e schermature solari diventano quindi veri strumenti di risparmio.

La casa del futuro dovrà consumare meno energia non soltanto per riscaldarsi, ma soprattutto per non surriscaldarsi.

Anche l’acqua diventerà una voce economica sempre più delicata

Il secondo grande fronte è l’acqua.

ISPRA stima che nel 2025 la risorsa idrica rinnovabile italiana sia stata pari a circa 128 miliardi di metri cubi. È il 19% in meno rispetto al 2024, il 4% sotto la media 1991-2020 e oltre il 7% sotto la media di lungo periodo. La serie storica dal 1951 conferma una tendenza negativa della disponibilità idrica nazionale.

Il problema non è soltanto quanta pioggia cade. Temperature elevate aumentano l’evapotraspirazione: una parte maggiore dell’acqua disponibile ritorna nell’atmosfera e rimane meno risorsa effettivamente utilizzabile.

A questo si aggiunge la condizione delle reti. Nei comuni capoluogo italiani, nel 2024 l’efficienza delle reti di distribuzione dell’acqua potabile era appena del 64,8%: in altri termini, circa il 35% dell’acqua immessa non arrivava agli utenti. Nello stesso anno 17 capoluoghi sono stati interessati da misure di razionamento, contro 14 nel 2023.

Il paradosso è evidente: mentre il cambiamento climatico rende l’acqua più preziosa, continuiamo a perderne una parte enorme lungo la rete.

Per il consumatore questo può tradursi negli anni in maggiori investimenti infrastrutturali incorporati nelle tariffe, limitazioni durante i periodi siccitosi e maggiore necessità di ridurre i consumi domestici.

Eppure nel 2024 soltanto il 68,8% degli italiani dichiarava di prestare abitualmente attenzione a non sprecare acqua, in leggero calo rispetto al 69,8% del 2023.

Il cambiamento climatico arriva anche nel piatto

C’è poi un effetto meno immediato, ma potenzialmente molto più importante: quello sul cibo.

Agricoltura e allevamento sono direttamente esposti a siccità, eccesso di pioggia, grandinate, alluvioni, incendi, temperature troppo elevate e diffusione di parassiti e malattie.

Questo non significa che ogni aumento del prezzo di frutta, verdura, olio o cereali possa essere attribuito al clima. I listini dipendono anche da energia, fertilizzanti, trasporti, commercio internazionale, domanda e offerta. Ma eventi climatici estremi possono ridurre rese e raccolti e rendere la produzione più incerta, generando volatilità.

Nel 2025, secondo Eurostat, i prezzi medi dei prodotti agricoli nell’Unione europea sono cresciuti del 3% rispetto al 2024, dopo il lieve calo dell’anno precedente. Le differenze tra prodotti sono state enormi: +10% per la frutta, +23% per le uova, +26% per i bovini, mentre altri comparti hanno registrato forti diminuzioni. È proprio questa volatilità uno degli aspetti con cui dovremo imparare a convivere.

Per le famiglie italiane il margine di assorbimento è già ridotto. Nel 2024 il 31,1% dichiarava di avere provato a limitare la quantità o la qualità del cibo acquistato. Tra il 2019 e il 2024 la spesa familiare nominale è aumentata del 7,6%, mentre nello stesso periodo l’inflazione misurata dall’IPCA (Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato per i Paesi dell’Unione Europea)
è cresciuta del 18,5%.

Una maggiore instabilità dei prezzi alimentari rischia quindi di colpire soprattutto chi oggi è già costretto a comprimere il carrello.

Il caldo ha anche un costo sanitario

C’è un’altra spesa che raramente compare quando si parla di consumi: quella sanitaria.

L’Organizzazione mondiale della sanità ricorda che il caldo estremo può aggravare patologie cardiovascolari, diabete, problemi respiratori e altre condizioni e aumentare il rischio di incidenti. Tra il 2000-2004 e il 2017-2021 la mortalità legata al caldo tra gli over 65 è cresciuta di circa l’85%.

Nel giugno 2026 l’OMS Europa ha stimato che negli ultimi quattro anni il caldo abbia contribuito a oltre 200 mila morti nell’Unione europea e nei Paesi associati. A luglio ha inoltre sottolineato che l’Europa è il continente che si sta riscaldando più rapidamente, a un ritmo circa doppio rispetto alla media globale.

Anche qui l’effetto economico è enorme: maggiore pressione sul servizio sanitario, giornate lavorative perse, minore produttività, necessità di climatizzare ospedali, RSA, scuole e luoghi di lavoro.

Il raffrescamento diventa quindi anche una questione di disuguaglianza. Una famiglia che può permettersi una casa ben isolata, schermature solari, un climatizzatore efficiente e una bolletta più alta affronta un’ondata di calore in maniera completamente diversa da chi vive in un appartamento surriscaldato e non può permettersi di accendere l’aria condizionata.

Sta emergendo una nuova forma di vulnerabilità energetica estiva.

Cambieranno anche vacanze e mobilità

Le temperature estreme finiranno inevitabilmente per modificare anche il modo in cui spendiamo per il tempo libero.

Le ore centrali delle giornate estive diventano progressivamente meno utilizzabili nelle città e nelle località più calde; aumentano le attività serali, cresce l’interesse per montagna, laghi e territori meno esposti alle temperature estreme e possono spostarsi i periodi di vacanza verso giugno, settembre e ottobre.

Per il turismo italiano può essere contemporaneamente un problema e un’opportunità. Le destinazioni tradizionali dovranno investire in ombreggiamento, acqua, verde urbano e climatizzazione; quelle interne e montane potrebbero beneficiare di una redistribuzione dei flussi.

Anche ristoranti, alberghi, negozi e centri commerciali dovranno consumare più energia per garantire temperature accettabili. Quel costo, almeno in parte, finirà inevitabilmente nei prezzi pagati dai clienti.

Quanto costa davvero il clima?

Misurare una cifra unica sarebbe fuorviante, perché il cambiamento climatico agisce attraverso moltissimi canali contemporaneamente.

L’Agenzia europea dell’ambiente considera tra i principali rischi climatici europei proprio sicurezza alimentare, energia, infrastrutture, risorse idriche, salute e stabilità finanziaria. La prima European Climate Risk Assessment ha identificato 36 grandi rischi climatici per il continente, molti dei quali hanno già raggiunto livelli critici.

Per l’Italia l’EEA segnala inoltre un aumento delle perdite economiche pro capite legate agli eventi meteorologici estremi a partire dal 2017. Il 2023 ha registrato il valore più elevato della serie considerata; la sola alluvione dell’Emilia-Romagna ha prodotto danni stimati in 8,5 miliardi di euro.

Sono costi che sembrano lontani dalla spesa quotidiana, ma prima o poi arrivano comunque alle famiglie: attraverso fiscalità, assicurazioni, ricostruzioni, prezzi, tariffe, manutenzione delle infrastrutture e spesa pubblica.

Come dovremo affrontare le estati che verranno

Non possiamo più costruire le nostre politiche familiari ed energetiche immaginando che l’estate del futuro assomigli a quella di trent’anni fa.

Occorre passare dalla logica dell’emergenza a quella dell’adattamento.

Per le famiglie questo significa soprattutto sette cose:

  1. Ridurre il calore prima di produrre freddo, utilizzando tende esterne, persiane, tapparelle, schermature, alberature e isolamento.
  2. Scegliere climatizzatori e pompe di calore efficienti, correttamente dimensionati e sottoposti a manutenzione.
  3. Evitare temperature interne eccessivamente basse e sfruttare ventilazione e deumidificazione quando sono sufficienti.
  4. Controllare i consumi reali, confrontando i kWh estivi con quelli degli anni precedenti e non limitandosi all’importo della bolletta.
  5. Ridurre lo spreco d’acqua, soprattutto durante i periodi di siccità.
  6. Rivedere orari e abitudini, spostando attività, sport, spostamenti e lavori più impegnativi lontano dalle ore più calde.
  7. Considerare l’efficienza estiva quando si acquista o ristruttura una casa: esposizione, isolamento, ventilazione, ombreggiamento e presenza di verde varranno sempre di più anche economicamente.

Ma scaricare tutto sulle scelte individuali sarebbe sbagliato.

Servono città con più alberi e superfici permeabili, scuole e ospedali adattati alle temperature future, reti idriche con perdite drasticamente inferiori, edifici meno energivori, una rete elettrica in grado di sostenere i nuovi picchi estivi e sistemi di protezione specifici per le famiglie vulnerabili.

Servirà anche ripensare il concetto stesso di povertà energetica. Finora è stato associato quasi esclusivamente alla difficoltà di riscaldare adeguatamente l’abitazione durante l’inverno. Nelle estati sempre più calde dovrebbe essere considerato anche il diritto a mantenere temperature domestiche compatibili con la salute.

Il cambiamento climatico non è più soltanto una questione ambientale. È entrato nelle bollette, nel carrello della spesa, nella disponibilità dell’acqua, nelle vacanze, nella casa che scegliamo e nei costi sostenuti dalla collettività.

Bollette troppo alte, consumi anomali o problemi con le forniture?

Se hai riscontrato aumenti difficili da spiegare, consumi energetici anomali, errori in bolletta, problemi con le forniture di luce, gas o acqua o disservizi, segnalalo a Consumerismo. I nostri esperti sono a disposizione per verificare il caso e fornire assistenza.

Invia una mail: piututela@consumerismo.it
Chiama il Numero Unico Nazionale: 06 94805440
Oppure scrivici: consumerismo.it/segnalazioni

Fonti

Rilevazioni ed elaborazioni Osservatorio Consumerismo, su dati, analisi e documenti di:

  • Copernicus Climate Change Service (C3S), dati sulle temperature superficiali in Europa, giugno e luglio 2026 e confronti con il periodo climatico 1991-2020.
  • Terna, dati sui consumi elettrici italiani, luglio 2026.
  • ISTAT, Dotazioni energetiche delle famiglie – Anno 2024.
  • ISTAT, Prezzi al consumo – dati provvisori agosto 2026.
  • ISTAT, Rapporto SDGs 2026, dati sull’efficienza delle reti idriche e sul razionamento dell’acqua.
  • ISTAT, Preoccupazioni ambientali, dati sui comportamenti degli italiani rispetto allo spreco idrico.
  • ISTAT, Spese per consumi delle famiglie – Anno 2024.
  • ISPRA, dati 2026 sulla disponibilità della risorsa idrica in Italia nel 2025 e confronti storici.
  • ENEA, indicazioni e simulazioni sui consumi energetici per la climatizzazione estiva e sull’efficienza delle schermature solari.
  • Eurostat, andamento dei prezzi dei prodotti agricoli nell’Unione europea, 2025.
  • Organizzazione Mondiale della Sanità – WHO Europe, dati 2026 sugli effetti sanitari delle ondate di calore e sulla mortalità associata alle alte temperature.
  • European Environment Agency – EEA, European Climate Risk Assessment e dati sulle perdite economiche causate dagli eventi climatici estremi in Italia.
  • – Società Italiana di Medicina Ambientale, analisi 2026 sulla diffusione dei sistemi di condizionamento nelle abitazioni italiane, sull’allungamento della stagione calda e sulla qualità dell’aria indoor.
  • Assium – Associazione Italiana Utility Manager, elaborazioni 2026 sui costi della climatizzazione domestica, andamento dei prezzi dell’elettricità e consuntivo della spesa estiva delle famiglie.
  • Facile.it, analisi giugno-agosto 2026 sui costi di utilizzo dei condizionatori, confronto con il 2025 e simulazioni sul risparmio derivante da classe energetica e corrette modalità di utilizzo.

Barbara Molinario

Barbara Molinario è giornalista ed esperta di comunicazione, con oltre venticinque anni di esperienza. Opinionista indipendente, interviene su temi legati alla sostenibilità, ai consumi e alla tutela dei consumatori. Collabora con numerose testate giornalistiche, agenzie stampa, web, radio e TV nazionali tra cui Tg1, Tg2, Tg3, Uno Mattina, Agorà, Restart, Mi Manda Rai3, Mattino 5, Tg Poste, e tante altre. Speaker radiofonica; esperta di moda e costume, è direttrice del magazine Fashion News Magazine. Segretaria generale dell’associazione Consumerismo no profit, si occupa di promozione dei diritti dei cittadini e sensibilizzazione sociale. È inoltre Presidente dell’associazione Road to green 2020, con cui promuove la sostenibilità ambientale attraverso il forum internazionale “La città del futuro” e il contest #roadtogreen, che valorizza artisti, designer e innovatori. Con il progetto Road to pink da voce alle donne ed è attivamente impegnata nella lotta contro la violenza di genere. Project manager, progettista di interventi per privati e bandi pubblici, opera nei settori dell’impresa e del sociale, sviluppando iniziative ad alto impatto culturale, ambientale ed educativo. È attivista nel campo della tutela e formazione dei minori, conta all’attivo progetti come Legal Love e Mangio dopo, che affrontano temi legati al benessere psico-fisico dei più giovani, collaborando con scuole e istituzioni pubbliche. Docente di comunicazione, ufficio stampa, pubbliche relazioni e organizzazione eventi, è amministratore della società DBG Management & Consulting srl ed è tra i soci fondatori del Convention Bureau Roma e Lazio. È stata per anni attiva nel sistema Confindustria. Tra le sue pubblicazioni e produzioni: Combattere il cyberbullismo. Riconoscere le Fake News. Gestire gli haters. Zero, il libretto interattivo contro lo spreco del cibo. Riciclare è un’arte; Sostenibilità nell’industria della moda, tra nuovi trend, falsi miti.

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