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Consumerismo al fianco di Fiorello per salvare la storia della RAI

RAI in difficoltà di bilancio: presentanto l’accesso civico su UNOMATTINA. Il primo passo per un canone vincolato all’educazione e alla lotta contro le truffe e per salvare il patrimonio culturale televisivo italiano.

Un colpo al cuore aver saputo che la — Radiotelevisione Italiana S.p.A. si avvia a smantellare uno dei suoi simboli storici, con l’ipotesi della vendita del Teatro delle Vittorie e di altri gioielli per far fronte a necessità di bilancio, proprio quando il panorama editoriale che emerge da Viale Mazzini appare quanto mai paradossale. Assistiamo alla nascita e alla morte repentina di programmi che sembrano rispondere più a logiche di posizionamento politico o a interessi delle agenzie di spettacolo che a un reale mandato di Servizio Pubblico. In questo scenario, la missione di educazione, informazione e crescita del Paese viene sacrificata sull’altare di un intrattenimento generico e di una cronaca spesso degradata a gossip. Per questo non possiamo non raccogliere l’appello di .

Il caso UnoMattina

Un esempio emblematico di questa deriva è rappresentato dall’evoluzione di UnoMattina. Negli anni, quello che era il principale contenitore di informazione e approfondimento socio-economico ha visto ridursi drasticamente la propria rilevanza e il proprio spazio nel palinsesto. Eppure, nonostante la contrazione dei contenuti, le strutture di conduzione, produzione e gestione autoriale rimangono imponenti.

Il confronto con il mercato commerciale è impietoso: i competitor privati, operando con costi operativi decisamente più contenuti, riescono stabilmente a superare la rete ammiraglia pubblica in termini di share e gradimento. È necessario chiarire se questa gestione risponda a criteri di servizio pubblico o se, al contrario, generi sovracosti ingiustificati che gravano direttamente sulle tasche dei cittadini attraverso il canone.

L’istanza di accesso civico

Oggi abbiamo notificato un’istanza di accesso civico generalizzato ai sensi dell’art. 5, comma 2, del D.lgs. 33/2013, proprio per fare chiarezza su questi aspetti. Non possiamo accettare che l’utilizzo delle risorse pubbliche avvenga in un cono d’ombra, specialmente quando la Corte dei Conti rileva costi aggregati che rendono impossibile valutare la redditività e l’efficacia dei singoli programmi.

Nello specifico, abbiamo richiesto i dati relativi alle stagioni televisive dal 2022/23 al 2025/26 per UnoMattina, lo storico programma della fascia mattutina di RAI 1. Da sempre considerato un pilastro dell’identità culturale italiana, il format sembra oggi aver smarrito la propria vocazione di approfondimento per trasformarsi in un generico contenitore di intrattenimento.

L’obiettivo dell’istanza è verificare i seguenti dati per valutare se siano coerenti con la missione di Servizio Pubblico o se rispondano a logiche puramente individuali:

  • il costo totale annuo di produzione, inclusi gli oneri tecnici e di regia;
  • i compensi lordi corrisposti ai conduttori titolari per ciascuna stagione;
  • i dati di ascolto medi stagionali (Auditel);
  • i costi di struttura e gli eventuali ricavi pubblicitari attribuibili alla fascia oraria.

Risulta inoltre necessario verificare l’efficacia della gestione rispetto ai competitor privati, i quali registrano costantemente performance superiori a fronte di costi operativi decisamente inferiori. Intendiamo chiarire se il canone e le integrazioni del bilancio dello Stato siano utilizzati per sostenere inefficienze e protagonismi, piuttosto che per soddisfare l’urgente necessità del Paese di ricevere un’informazione indipendente, educativa e libera da ogni condizionamento.

Una questione di centralità del servizio pubblico

Il Servizio Pubblico ha il dovere di essere trasparente. Se l’azienda è costretta a vendere i propri asset immobiliari, i cittadini hanno il diritto di sapere se il denaro risparmiato o incassato serva a finanziare programmi di qualità o a mantenere in vita strutture autoriali elefantiache che non producono più valore sociale. Non sarebbe il caso di rivedere, prima di vendere la storia del Paese, le produzioni inefficienti e i molti compensi fuori dalla logica pubblica? Se i costi di gestione del patrimonio storico (il Teatro delle Vittorie e gli altri edifici) sono elevati, intendiamo capire se non vi siano altre voci di spesa, relative a produzioni e compensi, decisamente più inopportune da tagliare prioritariamente.

CONSUMERISMO no profit vigilerà con rigore sul rispetto dei termini di legge per il riscontro all’istanza. Il nostro obiettivo non è il consenso, ma la trasparenza: la Rai deve cessare di essere terreno di protagonismi per tornare a essere patrimonio collettivo. Valutiamo, inoltre, di lanciare una petizione pubblica per sostenere un aumento del canone, a condizione che tali risorse siano destinate esclusivamente all’istruzione economico-finanziaria e alla tutela dei consumatori contro raggiri e analfabetismo di ritorno. Se il servizio pubblico ha alfabetizzato l’Italia nelle generazioni passate, tornare oggi a quella missione è un imperativo che richiede investimenti seri, a fronte di una qualità editoriale finalmente misurabile e non soggetta a logiche personalistiche.

Per questo ci uniamo alla battaglia intrapresa da Fiorello durante lo straordinario appuntamento del mattino “La Mattinanza“: un programma che riesce a generare numeri eccezionali con costi infinitamente più contenuti, educando e intrattenendo al contempo. Una battaglia che porteremo avanti con i nostri strumenti, facendo piena luce sul rapporto tra i costi di produzione e i cachet di alcune controverse produzioni.

 

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