L'Editoriale

L’industria dei telestalker prova a resistere a Meloni dopo il no al PAPA

L'industria del disturbo vale fino a 250 euro a contratto per chi banchetta sul povero consumatore.

C’è qualcosa di quasi commovente nell’ostinazione con cui certi settori tentano di difendere l’indifendibile. Lo scorso 6 maggio, tra le mura commerciali di Piazza G. G. Belli a Roma, è andata in scena una sorta di “armata della resistenza telefonica” del telemarketing aggressivo. Il pretesto era correttivi al DL Bollette; l’obiettivo reale, stando ai panel in programma, sembrava quello di fare ultimi respiri per depotenziare le recenti misure restrittive volute dal Governo di per tutelare i cittadini dall’assedio telefonico.

Vedere i cosidetti grandi player dell’energia ( Plenitude ad A2A, da Iren a WindTre) seduti accanto ai professionisti della generazione di contatti non richiesti suggerisce un’alleanza che definirei di mutuo soccorso. Come faremo adesso a fare pezzi?

Si discute di “criticità della disciplina” e “priorità di intervento”, quando la vera priorità per il Paese sarebbe semplicemente il silenzio degli apparecchi telefonici. Mi fa molto pensare la presenza di e , che sembrano non aver ancora raccolto la lezione recente sul Garante Privacy. 

Il business della sollecitazione

Il sistema è collaudato: ogni contratto sottoscritto a seguito di una sollecitazione aggressiva genera un gettone di vendita. Questo meccanismo incentiva la quantità rispetto alla trasparenza, alimentando un mercato dove il cittadino non è un utente da servire, ma una dote economica da acquisire a ogni costo.

L’aspetto più singolare è che in questo ingranaggio troviamo spesso coinvolti attori(le Giurassiche associazioni, tutte dichiaratamente a SX del palcoscenico) che, invece di risolvere alla radice il problema, sembrano aver trovato una stabilità operativa nel gestire le conseguenze burocratiche del disordine che il sistema stesso contribuisce a generare. È un circuito chiuso: si crea il contatto non richiesto(spesso in maniera illegale, valore 20 euro), si attiva il cambio fornitore(vale dai 70 ai 140 euro) e poi, eventualmente, si attiva la poderosa macchina della conciliazione per rimediare al pasticcio(50/70 euro).

Se neanche l’infallibilità basta contro il centralino

Mentre questa industria investe gli ultimi capitali per raggiungerci ovunque, quando siamo noi a cercare loro, la musica cambia radicalmente. Il caso di (al secolo Robert Francis Prevost ) , riportato dal Corriere della Sera, è la parabola perfetta della nostra epoca.

Sua Santità ha scoperto che guidare la Chiesa universale non fornisce alcun lasciapassare contro l’ottusità di un servizio clienti standardizzato. Nonostante avesse risposto correttamente alle domande di sicurezza per un banale aggiornamento dati, il Pontefice è stato liquidato con un brusco distacco della comunicazione non appena ha provato a dichiarare la propria identità.

La fotografia è nitida: le aziende sono velocissime nell’invasione della nostra sfera privata per proporre un contratto non richiesto, ma diventano fortezze inespugnabili quando devono ascoltare una necessità reale del cittadino quello si richiesto. Se un’operatrice può chiudere il telefono in faccia al Papa, immaginiamo quale considerazione possa avere per un comune consumatore in cerca di assistenza.

Non un passo indietro

Le misure contro il telemarketing aggressivo non sono un fastidioso orpello burocratico da ammorbidire con chiarimenti applicativi. Sono un necessario atto di igiene pubblica che dovrebbe essere esteso immediatamente a ogni settore, dalle telecomunicazioni ai servizi finanziari.

Osserviamo con attenzione questi tentativi di revisionismo storico. Il tempo delle giustificazioni su modelli operativi che poggiano sul disturbo sistematico è finito. Se un’industria non è capace di generare valore senza ricorrere a pratiche predatorie, allora è l’industria stessa a dover cambiare, non la legge che prova a regolarla.

Resta una domanda per gli organizzatori dell’incontro di Roma: la prossima volta, invece di discutere su come ammorbidire lo stop della Meloni all’aggressione del Telemarketing, perché non provate a chiamare il Papa? Forse lui ha la pazienza di ascoltarvi. Noi no. Altro che position Paper!

Luigi Gabriele

Presidente di Consumerismo no Profit, e responsabile editoriale di Consumerismo.it. Segno zodiacale Cancro. Laurea in Scienze Politiche alla Sapienza di Roma (indirizzo politico-amministrativo, per chi ancora crede nelle etichette), giornalista e comunicatore pubblico regolarmente censito nelle rispettive anagrafi di categoria. Ha trascorso gli anni della formazione tra aule accademiche e palazzi del potere, specializzandosi in affari regolatori e relazioni istituzionali, prima di capire che il vero potere risiede nel portafoglio (spesso vuoto) del cittadino. Dal 2008 ha scelto la trincea del sociale come attivista, trasformandosi nell'incubo dei "cartelli" e nella voce fuori dal coro per la tutela dei consumatori. In questo ambito è diventato il volto e la parola delle principali organizzazioni del settore, prestando la propria expertise a molti gruppi di lavoro del Ministero dello Sviluppo Economico e alle Commissioni Parlamentari, dove tenta quotidianamente di tradurre i testi legislativi in una lingua comprensibile ai comuni mortali. Conoscitore anche dei gossip, delle autorità di vigilanza e regolazione italiane, dove ne analizza regolazione, posizioni e sopratutto comportamento. Vive un'ossessione cromatica per l'arancione e il blu scuro, colori eletti a divisa d'ordinanza tra cravatte, braccialetti e stemmi, nonché pantone ufficiale di Consumerismo No Profit, la lobby indipendente dei consumatori italiani di cui è Presidente. L'arancione è anche il tratto distintivo della sua Fiat 500 del 1971 serie L, acquistata per 4.000 euro con i risparmi accumulati in sei anni di mobilità elettrica estrema. Muovendosi tra i palazzi del potere di Roma su una mini bici elettrica, ha infatti evitato 10.000 euro di esborsi tra carburante, bolli e multe: un'operazione che, tra risparmio e rivalutazione dell'auto, ha generato un valore di 14.000 euro. La prova vivente che cambiare un’abitudine è il miglior investimento finanziario possibile. Consulente stabile per i principali media nazionali in materia di economia e consumi, ha la pessima abitudine di dire la verità sui prezzi anche quando non è conveniente per lo share. Quando non è impegnato a difendere i diritti altrui o a pedalare tra i ministeri, si rifugia in montagna per praticare trekking, cercando in quota quell'allineamento tra visione e azione che il livello del mare spesso offusca. Docente di comunicazione pubblica e istituzionale presso il Master di secondo livello in Mangement & Governance della PA dell'Università Niccolò Cusano, insegna ai futuri dirigenti che il senso viene sempre prima della velocità e che la coerenza è l'unica moneta che non svaluta mai. presidenza@consumerismo.it www.luigigabriele.it

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