
Apprendiamo con sconcerto la posizione assunta da alcune sigle del settore telemarketing che paventano rischi occupazionali per opporsi alla necessaria stretta normativa contro il telemarketing selvaggio inserita nel Ddl Concorrenza. La protezione dei posti di lavoro non può e non deve essere utilizzata come scudo per perpetuare un modello di business che ha nel disturbo costante al cittadino la sua unica arma di penetrazione. Lo afferma Consumerismo No Profit, che attraverso il suo presidente Luigi Gabriele spiega: “Non accetteremo che i diritti dei consumatori vengano sacrificati sull’altare di un settore, quello del telemarketing, che anziché innovare e puntare sulla qualità del servizio, preferisce la quantità dell’intrusione. Se il comparto dei contact center si sente minacciato dalle regole, il problema non è la legge, è l’assenza di un vero modello di business basato sul consenso”.
“La presunta “criticità concorrenziale” sollevata dagli interessati poi, è nei fatti il segnale di un mercato malato. La vera barriera all’ingresso per le imprese serie e oneste, infatti, è proprio l’attuale giungla informativa: il consumatore non è più in grado di distinguere l’offerta legittima dalla truffa, diffidando giustamente di ogni chiamata commerciale. La nullità automatica dei contratti, lungi dall’essere un pericolo per il cittadino, è uno strumento di civiltà necessario per obbligare gli operatori alla massima trasparenza. Chi teme la responsabilità, chi teme che il consumatore possa finalmente esercitare un confronto libero e consapevole, è parte integrante del problema, non della soluzione” – conclude Gabriele.
La posizione delle altre associazioni
In vista dell’esame in Consiglio dei ministri del ddl concorrenza, la cui bozza estende la stretta sul telemarketing alle telecomunicazioni, sette organizzazioni rappresentative dei consumatori, della filiera dei contact center e del lavoro hanno depositato una segnalazione congiunta all’Antitrust sulle “criticità concorrenziali già presenti e gravissime, a causa della norma introdotta dal Decreto Bollette, e che aumenterebbero ulteriormente in caso venisse approvata l’estensione alle telecomunicazioni”. Con peraltro anche il pericolo di mettere a rischio migliaia di posti di lavoro. Assocall-Confcommercio, Assoutenti, Codacons, Federazione iConsumatori, Movimento difesa del cittadino Aps, Associazione Urt e Federazione Nazionale Ugl Terziario, chiedono all’Antitrust di valutare se la disciplina introdotta dal Decreto Bollette relativamente alle promozioni e vendite telefoniche di servizi energia e gas produca effetti restrittivi sulla concorrenza e penalizzi nuovi entranti, intermediari e imprese regolari, senza incidere in modo efficace sugli operatori abusivi e, “allo stesso modo, come la eventuale estensione della medesima alle telecomunicazioni, restringa ulteriormente il mercato, senza alcun beneficio per i consumatori”. Secondo i firmatari, la norma rischia di produrre tre effetti: limitare la possibilità dei consumatori di ricevere e confrontare offerte alternative; rafforzare gli operatori già dotati di un’ampia base clienti; penalizzare i nuovi entranti e gli intermediari regolari, senza impedire le chiamate provenienti da soggetti che operano con numerazioni non identificabili o non richiamabili. La nullità automatica dei contratti introdotta dal Decreto Bollette, rilevabile anche dopo anni, rischia inoltre di esporre i consumatori a dover restituire gli sconti praticati dal proprio fornitore. Secondo le organizzazioni, inoltre, gli effetti della disciplina sulle attività interessate potrebbero tradursi “in una contrazione dei volumi tale da mettere a rischio svariate migliaia di posti di lavoro lungo la filiera legittima dei BPO e contact center, in un settore che a livello nazionale conta circa 80.000 addetti, costringendo numerose imprese alla chiusura”.



