Frigorifero, televisore, caldaia bruciati da uno sbalzo di tensione o da un blackout prolungato.
Un’interruzione di corrente non è solo un fastidio. Quando dura ore, si perde il contenuto del frigorifero; quando torna con uno sbalzo, si bruciano gli apparecchi. Nell’estate del 2026 la nostra associazione ha seguito da vicino i blackout ripetuti di Palermo, e abbiamo visto quanto poco le persone sappiano dei propri diritti in questi casi. Ecco cosa spetta e come chiederlo.
Per blackout e sbalzi di tensione la controparte è il distributore, non il fornitore. Per le interruzioni oltre le 8 ore spetta un indennizzo automatico in bolletta, da 34,50 euro per le famiglie; per gli apparecchi danneggiati serve una richiesta scritta di risarcimento al distributore con la prova dell’evento, del danno e del suo valore, anche tramite un elettricista.
La continuità e la qualità della tensione sono responsabilità del distributore, cioè della società che gestisce la rete nella vostra zona, non del fornitore con cui avete il contratto. È un punto che confonde: la bolletta la manda il fornitore, ma per un blackout la controparte è il distributore. Il suo nome è in bolletta, nella sezione dei dati della fornitura, insieme al numero per il pronto intervento.
Dal 2024 lo standard è unico in tutta Italia: se un’interruzione, programmata o no, supera le 8 ore, il cliente ha diritto a un indennizzo automatico, che il distributore deve riconoscere in bolletta senza che venga richiesto, tramite il fornitore. Per un cliente domestico fino a 6 kW è di 34,50 euro, più 17,25 euro ogni ulteriori 4 ore, fino a un’interruzione di 240 ore; due interruzioni a meno di un’ora l’una dall’altra contano come una sola. Non spetta a chi non è in regola con i pagamenti o se l’interruzione dipende dal proprio impianto. Non copre i danni, è una compensazione per il disservizio. Se l’interruzione è stata lunga e in bolletta non compare nulla, chiedete per iscritto perché.
Il risarcimento dei danni è cosa diversa dall’indennizzo e non è automatico: va chiesto al distributore con una richiesta scritta, dimostrando tre cose. Che c’è stato un evento sulla rete, blackout o anomalia di tensione, in quel giorno e in quella zona. Che gli apparecchi si sono danneggiati in quell’occasione. Che il danno ha un valore, con preventivi di riparazione o fatture di sostituzione.
Il distributore risponde dei danni causati da difetti della rete o della gestione. Non risponde di eventi imprevedibili ed esterni, come un fulmine, e può contestare che il danno dipenda da un impianto domestico non a norma. Per questo la documentazione conta: la relazione di un elettricista che attesta la causa del danno è spesso decisiva.
Annotate data e ora dell’interruzione e del ripristino. Chiamate il numero del distributore per segnalare il guasto: la chiamata viene registrata e diventa una prova. Fotografate gli apparecchi danneggiati. Non buttateli e non fateli riparare prima di aver documentato il danno. Chiedete a un tecnico una dichiarazione scritta sulla causa. Raccogliete le testimonianze dei vicini, se l’interruzione ha riguardato la zona.
Si invia al distributore, con mezzo tracciabile, indicando POD, data e ora dell’evento, elenco dei danni con importi, allegati. Se il distributore rifiuta o non risponde, la strada è la conciliazione, che vale anche per le controversie con il distributore. Nei casi collettivi, quando un intero quartiere subisce lo stesso danno, conviene muoversi in modo coordinato attraverso un’associazione, che può raccogliere i casi e presentarli insieme. Lo sportello +Tutela ha seguito molte pratiche di questo tipo, e in diversi casi il distributore ha riconosciuto risarcimenti anche di diverse migliaia di euro. Ogni caso però è a sé: l’esito dipende soprattutto da come sono stati documentati l’evento e il danno.
Un dispositivo di protezione contro le sovratensioni sull’impianto domestico costa poco e protegge gli apparecchi più costosi. Non sostituisce la responsabilità del distributore, ma evita il danno, che è sempre meglio del risarcimento.
Lo Sportello +Tutela di Consumerismo esamina bollette, contratto e comunicazioni e verifica se c’è materia per una contestazione. Se sì, prepara il reclamo scritto al fornitore con il codice POD o PDR, i fatti, la contestazione e le richieste, e lo invia con mezzo tracciabile. Se la risposta non arriva entro trenta giorni o non risolve, presenta la domanda di conciliazione presso il Servizio Conciliazione dell’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente e vi assiste con delega fino all’accordo. Nei casi che lo richiedono, segnala la condotta del fornitore all’Autorità di regolazione o all’Autorità garante della concorrenza e del mercato. Segue la pratica fino alla definizione, nelle condizioni che vi vengono spiegate al primo contatto.
Le ultime bollette, anche in formato digitale, e quella contestata; il contratto o la scheda dell’offerta, se disponibili; una fotografia del contatore con la lettura del giorno; le comunicazioni ricevute dal fornitore, comprese eventuali lettere di sollecito o di distacco; i reclami già inviati con le risposte; per i contratti non richiesti, la prima bolletta del nuovo fornitore.
Il fornitore deve rispondere al reclamo entro trenta giorni. La conciliazione, se necessaria, dura in media circa 65 giorni, secondo i dati dell’Autorità. Gli esiti più frequenti sono la rettifica della bolletta, lo storno delle somme non dovute, il ripristino della fornitura precedente e il riconoscimento degli indennizzi previsti dalla regolazione. Non tutti i casi hanno basi: lo Sportello ve lo dice dopo aver letto i documenti, senza promettere risultati.
Per approfondire: Sportello per il consumatore Energia e Ambiente · Codice del consumo
Se hai un problema con la bolletta, con un contratto o con il fornitore di luce e gas, compila il modulo di segnalazione dello Sportello +Tutela: un operatore che si occupa di energia ti ricontatta per capire il caso e indicarti il percorso corretto. Puoi anche scrivere a piututela@consumerismo.it o chiamare lo 0694805440.
No, è automatico: se l’interruzione supera le 8 ore, il distributore lo riconosce in bolletta tramite il fornitore, senza bisogno di domanda. Per una famiglia parte da 34,50 euro e cresce di 17,25 euro ogni 4 ore ulteriori. Se l’interruzione è stata lunga e nelle bollette successive non compare nulla, chiedetene conto per iscritto al fornitore.
È un danno come gli altri, ma è più difficile provarne il valore. Fotografate il frigorifero e il cibo da buttare prima di disfarvene, conservate gli scontrini della spesa recente e annotate la durata dell’interruzione. L’indennizzo automatico per l’interruzione prolungata spetta comunque, mentre il valore del cibo va chiesto a parte come risarcimento.
È il distributore a doverlo dimostrare, non voi a provare il contrario. Una dichiarazione di conformità dell’impianto o la relazione di un elettricista che attesti la causa del guasto ribaltano la sua posizione. Se l’impianto ha davvero dei difetti, il risarcimento può essere ridotto o escluso: per questo conviene farlo controllare prima di presentare la richiesta.
Il diritto al risarcimento si prescrive, di regola, in cinque anni, ma la prova si perde in fretta: i guasti vanno documentati subito e le testimonianze raccolte finché sono fresche. Inviate la richiesta al distributore entro poche settimane, con tutta la documentazione, e conservate la ricevuta: è anche il primo passo verso la conciliazione.
Il fornitore può inoltrare la richiesta, ma la responsabilità è del distributore, il cui nome e il numero di pronto intervento sono in bolletta. Scrivere direttamente al distributore è più efficace. Se non risponde o respinge la richiesta, potete attivare la conciliazione anche nei suoi confronti: i distributori sono obbligati a partecipare, come i venditori.