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L’illusione della modernizzazione e il tradimento del servizio pubblico a vantaggio del prezzo dinamico
Il caso del 24 gennaio è l’emblema di questo paradosso. Nonostante la rete sia interessata da lavori critici che spaccheranno l’Italia in due, imponendo ritardi programmati di oltre due ore e pesanti disagi negli scambi, i prezzi non scendono per compensare il disservizio. Al contrario, l’algoritmo ignora la qualità della prestazione e punta solo alla domanda: il risultato è che i cittadini pagheranno biglietti più cari proprio per i treni più lenti e inefficienti.
È l’applicazione della logica del “massimo profitto col minimo servizio”: un insulto al concetto di servizio pubblico e un danno diretto alle tasche dei consumatori, costretti a subire tariffe da Alta Velocità per tempi di percorrenza da treno regionale.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha destinato oltre 24 miliardi di euro al potenziamento delle infrastrutture ferroviarie, con l’obiettivo dichiarato di accorciare le distanze nel Paese e promuovere una mobilità sostenibile. Tuttavia, i dati in nostro possesso delineano uno scenario paradossale: a fronte di investimenti miliardari in infrastrutture, il cittadino-consumatore si ritrova a pagare prezzi da “luxury service” per un servizio che, nei fatti, subisce rallentamenti e disagi sistematici.
La coerenza identitaria di Consumerismo ci impone di denunciare questa asimmetria: non possiamo accettare che la transizione ecologica e digitale venga scaricata interamente sulle tasche degli utenti attraverso algoritmi opachi.
La mannaia dei prezzi dinamici: l’algoritmo contro l’utente
Dal 1° gennaio scorso, l’introduzione del sistema a prezzi dinamici per i biglietti ferroviari ha segnato l’addio definitivo alle tariffe fisse e trasparenti. Si tratta di una deriva mutuata dal settore aereo che penalizza chi non ha flessibilità di orario o chi deve spostarsi nei periodi di picco.
L’esperienza del settore aereo ha dimostrato come algoritmi e prezzi dinamici siano un vantaggio unicamente per gli operatori, mentre rappresentano un enorme danno per i consumatori. Con i prezzi dinamici, le tariffe ferroviarie saranno decise da un algoritmo che farà schizzare i costi alle stelle durante Natale, Pasqua e il periodo estivo. È una rivoluzione negativa che trasforma un diritto alla mobilità in una scommessa basata sulla fortuna.”
Il caso del 24 gennaio: pagare di più per viaggiare di meno
L’indagine condotta da Consumerismo No Profit evidenzia l’assurdità del sistema attuale nel weekend del 24-25 gennaio, quando i lavori al nodo di Firenze (sostituzione del cavalcavia Ponte al Pino) spaccheranno l’Italia in due, aumentando i tempi di percorrenza fino a 2 ore.
Nonostante l’evidente riduzione della qualità del servizio e l’imposizione di trasbordi su bus, i prezzi dei biglietti per quel giorno sono paradossalmente più alti rispetto al sabato successivo, quando il servizio sarà regolare.
Analisi comparativa delle tariffe (Prezzo minimo Frecce):
| Tratta | 24 Gennaio (Lavori/Ritardi) | 31 Gennaio (Regolare) | Differenza di Tempo |
| Milano-Roma (14:10) | € 66,70 (5h 39m) | € 52,90 (3h 39m) | + 2 ore |
| Milano-Roma (18:10) | € 55,70 (5h 44m) | € 49,90 (3h 44m) | + 2 ore |
| Torino-Salerno (13:00) | € 92,70 (9h 16m) | € 53,90 (7h 05m) | + 2h 11m |
| Napoli-Bologna (12:35) | € 60,70 (5h 23m) | € 45,90 (3h 53m) | + 1h 30m |
Conclusioni: verso un Consumerismo Politico dei trasporti
I numeri parlano chiaro: il sistema dinamico non premia l’efficienza ma specula sul disagio. Mentre lo Stato investe miliardi di euro pubblici dei contribuenti tramite il PNRR per ammodernare la rete, le società di trasporto utilizzano algoritmi aggressivi che calpestano il diritto alla mobilità garantito dalla Costituzione.
Consumerismo No Profit, continuerà a monitorare questi abusi di posizione dominante. La modernizzazione non può essere una scusa per l’estrazione selvaggia di valore dai cittadini. Chiediamo trasparenza sugli algoritmi e una moratoria sui rincari in concomitanza con disservizi programmati.




