Banche, credito e finanziamenti

La banca cambia le condizioni del conto: puoi dire di no?

Due mesi di preavviso, recesso gratuito entro la data di decorrenza e condizioni vecchie alla chiusura: come si usa la finestra prima che il silenzio valga sì.

Arriva una comunicazione dalla banca: dal mese prossimo il canone sale, l’operazione che era gratuita non lo è più, la soglia per l’esenzione cambia. La tentazione è archiviare. Ma quella comunicazione apre una finestra con una scadenza precisa, dentro la quale puoi uscire dal contratto senza pagare nulla e alle condizioni vecchie. Chiusa quella, il silenzio vale come consenso.

La banca può modificare le condizioni solo se il contratto lo prevede e se c’è un giustificato motivo, con un preavviso di almeno due mesi e una comunicazione intitolata “Proposta di modifica unilaterale del contratto”. Entro la data di decorrenza puoi recedere senza spese, e il rapporto si chiude alle condizioni precedenti.

Che cosa può cambiare la banca, e come

Il Testo unico bancario consente alle banche di modificare unilateralmente le condizioni del contratto, ma mette tre paletti. Serve una clausola nel contratto che attribuisca quel potere. Serve un giustificato motivo, che deve essere reale e collegato alla modifica applicata, non una formula generica. E serve la comunicazione preventiva, scritta o su un supporto durevole che hai accettato, con la dicitura “Proposta di modifica unilaterale del contratto” e un preavviso di almeno due mesi.

C’è poi un limite che pesa più di quanto sembri: lo strumento serve a modificare condizioni esistenti, non a introdurne di nuove. Trasformare un conto senza canone in un conto a canone, per esempio, è un’operazione che secondo l’orientamento dell’Arbitro Bancario Finanziario è di regola illegittima, perché non modifica una condizione ma crea un onere che prima non c’era.

La finestra per uscire

Ricevuta la proposta hai fino alla data in cui le nuove condizioni entrano in vigore per recedere. Il è gratuito: nessuna spesa, nessuna penale. E in sede di chiusura del rapporto la banca deve applicarti le condizioni precedenti, quelle più favorevoli, non quelle nuove.

Se non fai nulla, il silenzio vale come accettazione e dalla data indicata le condizioni nuove sono quelle del tuo contratto. Non è un cavillo: è il modo in cui la maggior parte degli aumenti diventa definitiva, cioè senza che nessuno dica di sì.

La prima cosa da fare, quindi, quando arriva una di queste comunicazioni, è segnarsi la data di decorrenza. La seconda è controllare che la comunicazione sia fatta come deve: se manca la dicitura, se il preavviso è inferiore a due mesi o se il motivo non è indicato, la modifica è contestabile, e il momento per farlo è prima che diventi efficace.

I costi del conto

Tutti i costi devono risultare dal documento di sintesi e dal rendiconto periodico, e vanno confrontati con quelli pattuiti. Gli errori che ricorrono più spesso sono tre: commissioni applicate per operazioni che il contratto indica come gratuite, canoni addebitati nonostante le condizioni di esenzione fossero rispettate, e spese di comunicazione o di invio documenti che il contratto non prevede.

Il confronto si fa con due documenti alla mano, il contratto con il documento di sintesi aggiornato e il rendiconto. Quando un addebito non trova corrispondenza, la contestazione è semplice e si chiude quasi sempre con lo storno.

Chiudere il conto e cambiarlo

La chiusura del conto corrente non può comportare spese per il cliente. Se trovi in estratto una voce per la chiusura, va contestata.

Diverso, e più comodo, è il trasferimento del conto da una banca all’altra: non chiudi e riapri tu, ma incarichi la nuova banca di spostare accrediti, addebiti ricorrenti e, se vuoi, il saldo. La procedura ha tempi stabiliti dalla legge ed è gratuita, e la banca risponde dei ritardi. Il motivo per cui conviene usarla invece di fare tutto a mano è semplice: sono gli ordini permanenti e le domiciliazioni dimenticate a creare gli insoluti, non il saldo.

Prima di chiudere, in ogni caso, verifica che non restino addebiti in arrivo, carte collegate ancora attive e accrediti ricorrenti non ancora spostati.

Quando è la banca a chiudere il rapporto

Anche la banca può recedere, e per i rapporti a tempo indeterminato il preavviso previsto è di due mesi, salvo i casi in cui la legge o il contratto consentano una chiusura più rapida per giusta causa. Quello che non può fare è lasciarti senza spiegazioni e senza il tempo di organizzarti: se ricevi una comunicazione di chiusura, chiedi per iscritto il motivo e la data esatta, e muoviti subito per aprire un altro conto, perché il diritto a un conto di base esiste e si fa valere.

Come si contesta

Con un scritto all’ufficio reclami della banca, inviato con posta elettronica certificata o , che indichi il contratto, l’addebito o la modifica contestata, il motivo e la richiesta, cioè lo storno o il ripristino delle condizioni. La banca ha un termine per rispondere, e se non risponde o la risposta non ti soddisfa puoi rivolgerti all’Arbitro Bancario Finanziario, che è una procedura semplice e di costo contenuto.

Che cosa fa lo Sportello +Tutela

Lo Sportello +Tutela di Consumerismo confronta il contratto, il documento di sintesi e i rendiconti e individua gli addebiti che non trovano corrispondenza, che sono quelli recuperabili con una semplice contestazione. Verifica se la comunicazione di modifica rispetta i requisiti di forma, preavviso e motivazione, e se la modifica rientra davvero nel potere della banca o introduce una condizione nuova. Prepara il reclamo all’ufficio reclami e ti assiste nel ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario quando serve. Segue la pratica fino alla definizione, nelle condizioni che ti vengono spiegate al primo contatto.

Quali documenti servono

Il contratto di conto corrente con il documento di sintesi aggiornato, i rendiconti periodici del periodo contestato, la comunicazione di modifica unilaterale con la data di ricezione, gli estratti conto con gli addebiti contestati, l’eventuale comunicazione di recesso della banca e la corrispondenza già scambiata con l’ufficio reclami.

Tempi realistici e possibili esiti

Le contestazioni su addebiti non previsti dal contratto si chiudono spesso con lo storno entro poche settimane dal reclamo. Le contestazioni sulle hanno esito migliore quando vengono sollevate prima della data di decorrenza: dopo, la posizione si indebolisce perché il silenzio ha già prodotto i suoi effetti. Il ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario richiede qualche mese. Lo Sportello verifica la documentazione e prepara il reclamo, senza garantire l’esito.

Per approfondire: Testo unico bancario

Per lo Sportello +Tutela puoi anche scrivere a piututela@consumerismo.it o telefonare allo 0694805440.

Domande frequenti

La banca mi aumenta il canone: posso oppormi?

Puoi recedere senza spese entro la data in cui la modifica entra in vigore, e la chiusura avviene alle condizioni precedenti. Se invece resti, il silenzio vale come accettazione. Prima di decidere controlla che la comunicazione si intitoli “Proposta di modifica unilaterale del contratto”, che il preavviso sia di almeno due mesi e che il motivo sia indicato.

Il mio conto era a canone zero e ora me lo fanno pagare.

È il caso più contestabile. Il potere di modifica unilaterale serve a cambiare condizioni esistenti, non a introdurne di nuove, e secondo l’orientamento dell’Arbitro Bancario Finanziario trasformare un conto gratuito in un conto a pagamento è di regola illegittimo. Contestalo per iscritto prima della data di decorrenza.

Mi hanno addebitato spese che il contratto non prevede.

Confronta il rendiconto con il documento di sintesi aggiornato: se l’addebito non trova corrispondenza, chiedine lo storno con un reclamo scritto all’ufficio reclami, indicando data e importo di ogni voce. È il tipo di contestazione che si chiude più rapidamente, purché i documenti siano allegati.

Chiudere il conto costa?

No, la chiusura del conto corrente non può comportare spese a tuo carico: se trovi un addebito a quel titolo, contestalo. Se stai cambiando banca, valuta la procedura di trasferimento del conto, che è gratuita, ha tempi stabiliti e sposta anche accrediti e addebiti ricorrenti, che sono la vera fonte di problemi.

La banca ha chiuso il mio conto senza spiegazioni.

Chiedi per iscritto il motivo e la data effettiva di chiusura, e verifica il preavviso che ti è stato dato. Nel frattempo attivati subito per un altro conto: esiste un diritto al conto di base che puoi far valere se ti viene rifiutata l’apertura, e perdere l’operatività bancaria crea problemi a catena su stipendi e domiciliazioni.

Ho lasciato passare la data e ora pago di più.

La modifica è efficace, ma non tutto è perduto: puoi comunque recedere in qualsiasi momento, perché il conto corrente è un rapporto che puoi chiudere senza spese. E se la comunicazione era irregolare, per forma, preavviso o assenza di motivazione, la contestazione resta possibile anche dopo, con il reclamo all’ufficio reclami.

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