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Secondo ADN Kronos, uno studio italiano, uscito proprio in questi giorni, ha svelato una cosa che suona banale ma che, nella realtà, è tutt’altro: il 68% dei dipendenti italiani usa l’intelligenza artificiale dentro l’azienda… di nascosto. Caricano documenti riservati, strategie di pricing, comunicazioni interne su server esterni che nessuno controlla davvero.
È quello che gli esperti chiamano Shadow AI: l’intelligenza artificiale che vive negli spazi bui dell’azienda. Dove nessuno vede. Dove nessuno autorizza. Ma dove accadono cose.
Non per malvagità.
Non per sabotaggio.
Ma per efficienza apparente. Per “trovare una risposta veloce”, per risolvere subito una richiesta difficile, per sbrigare una consegna che scade.
Ed è qui che dovremmo fermarci un secondo.
Un CEO scopre i suoi documenti riservati citati pubblicamente. Un direttore commerciale vede le sue strategie replicate da competitor che nemmeno sapeva fossero all’ascolto. Un team leader scopre che conversazioni interne rischiano di finire dentro modelli pubblici.
E il conto finale?
Per una PMI, le stime parlano di tra 1 e 3 milioni di euro di danni, tra sanzioni per violazione di dati personali (GDPR), danno reputazionale verso clienti e partner, costi di interruzione e rimedio ai processi compromessi.
Non è uno scenario astratto.
È quello che sta già succedendo.
Ma — e qui arriva il punto più importante — il vero punto non è il costo finale. Il vero punto è che nessuno se ne era accorto prima.
Il rischio non è solo che l’AI generi un errore. Il rischio è che le persone usino l’AI nel quotidiano senza dirlo, senza controllo, senza consapevolezza di ciò che stanno esponendo. E non sto parlando di “tecnologia che decide da sola”. Sto parlando di persone come te e me che, davanti a un documento difficile, provano a velocizzare il lavoro affidandosi a uno strumento potente come l’AI.
È umano.
È comprensibile.
È efficiente.
…finché non si scopre che quella “efficienza” ha un prezzo molto più alto di quanto sembrasse.
Quello che mi ha colpito — e che voglio che tu senta — è proprio questo: non sono i sistemi a preoccuparci davvero, ma ciò che facciamo noi con quei sistemi, spesso senza pensarci due volte. E allora la frizione cognitiva che ti lascio è questa, semplice ma profonda:
Se più della metà delle persone nella tua azienda usa l’AI senza dirlo a te, quanto stanno già cambiando le decisioni e i processi che ti riguardano… senza che tu lo sappia?
Non è una domanda su “quanto costa”. È una domanda su quanto sei ancora tu a decidere cosa succede nella tua azienda.
Di Francesco Paolo D’Amico




