L'Editoriale

Guerra IRAN: è in corso un trasferimento di ricchezza dai consumatori europei agli USA. Ecco i numeri

Sulla base del dossier di Consumerismo no profit e del presidente Luigi Gabriele, si descrive la divergenza tra i prezzi del gas TTF (+55%) e Henry Hub (-2%), evidenziando il trasferimento di reddito dai consumatori europei ai produttori USA e le conseguenti ricadute su inflazione e bollette.

Roma – L’escalation militare nel Golfo Persico, iniziata il 27 febbraio 2026 con attacchi iraniani e limitazioni al transito nello Stretto di Hormuz, ha generato una netta divergenza tra i prezzi dell’energia in Europa e negli Stati Uniti. Mentre il mercato statunitense mantiene una sostanziale stabilità, i consumatori europei affrontano un incremento dei costi che si riflette direttamente sulle bollette domestiche e sull’inflazione dell’area euro.

Secondo il dossier tecnico presentato da Consumerismo no profit, l’attuale assetto geopolitico configura un trasferimento di reddito dai cittadini dell’Unione Europea verso i produttori di energia extraeuropei. Luigi Gabriele, presidente dell’associazione, ha analizzato come la dipendenza strutturale dal gas naturale liquefatto (GNL) renda il mercato del Vecchio Continente estremamente vulnerabile alle perturbazioni nelle rotte marittime mediorientali.

La divergenza dei prezzi tra TTF e Henry Hub

I dati di mercato rilevati tra il 27 febbraio e il 4 marzo 2026 mostrano un aumento del 55% per il gas naturale sul mercato TTF di Amsterdam, passato da 32 a quasi 50 euro per megawattora. Al contrario, il riferimento statunitense Henry Hub ha registrato nello stesso periodo una variazione negativa del 2%, rimanendo ancorato a circa 3 dollari per milione di unità termiche britanniche.

Questa asimmetria permette alle compagnie energetiche statunitensi di operare un arbitraggio geografico, acquistando materia prima a costi contenuti per rivenderla in Europa con margini lordi stimati tra i 12 e i 14 dollari per unità. Gli Stati Uniti, divenuti esportatori netti di energia, beneficiano della produzione domestica di shale gas che funge da cuscinetto contro gli shock internazionali, protezione di cui l’Europa è attualmente priva.

Scarica il dossier Guerra Golfo Energia

Impatto sull’inflazione e sulle tariffe domestiche

La Banca Centrale Europea ha confermato che un incremento del 10% del prezzo del gas si traduce in un aumento di 0,1 punti percentuali dell’indice dei prezzi al consumo nell’eurozona. Il capo economista della BCE, Philip Lane, ha dichiarato che « la guerra in Iran rischia di riaccendere l’inflazione in Europa », minacciando di vanificare gli sforzi della politica monetaria restrittiva degli ultimi anni.

Le proiezioni indicano che i rincari sui mercati all’ingrosso porteranno a un aumento tra il 30% e il 35% sulle bollette del gas per le famiglie nel trimestre successivo. Per un nucleo familiare italiano medio, ciò comporterebbe una spesa aggiuntiva di circa 500 euro annui, considerando anche i rincari indiretti sui trasporti e sui prodotti alimentari.

Le richieste di Consumerismo alle istituzioni

Consumerismo no profit ha sollecitato un intervento immediato di per introdurre meccanismi di price cap per i contratti inidicizzati. L’associazione chiede il monitoraggio da parte dell’Antitrust su eventuali extra-profitti generati dagli operatori lungo la catena di approvvigionamento.

A livello comunitario, la proposta riguarda l’introduzione di un tetto temporaneo al prezzo del gas in caso di shock superiori al 50% e una revisione delle riserve strategiche, ma sopratuuto un piano europeo per la microproduzioen da fotni rinnovabili. Luigi Gabriele ha sottolineato che « i cittadini Europei non possono essere lasciati soli a pagare il prezzo di scelte geopolitiche e militari sulle quali non hanno alcun potere decisionale sopratutto se israelo/americane ».

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