L'Editoriale

L’Indipendenza delle autorità di vigilanza: un capitolo aperto dal caso Ranucci

Grazie al caso Ranucci, si apre un enorme capitolo: quanto sono indipendenti le Autorità di vigilanza e regolazione italiane?

Nei miei 20 anni di attività regolatoria, forse sono l’unico in questo Paese ad aver avuto la fortuna di averle visitate tutte.

Conosco vita, morte e miracoli di quasi tutte. Attenzione, non voglio fare lo sbruffone, ma in realtà conoscere un’autorità di vigilanza non significa saper leggere il suo albo e avere informazioni sulle sue attività, né sapere a chi scrivere e come partecipare a una consultazione per formulare delle banali osservazioni che, potenzialmente, se non si è chi si deve essere, difficilmente vengono prese in considerazione.

Conoscere le autorità significa conoscere e avere rapporti con commissari, funzionari, dipendenti, fino a conoscere anche il gossip interno. Quello che posso dire è sì! Le autorità non sono indipendenti dalla politica, primo perché è la politica a nominarli, e la politica, quando deve pescare, pesca dentro di sé o tra i suoi contatti. Secondo, perché sono organizzazioni di per sé politiche, dove, in un modo o nell’altro, è normale che se si apre una posizione interna come una direzione comunicazione e relazioni, quasi sempre chi vi accede, anche se con un apparente concorso, faceva parte del mondo della politica. Terzo, ma non ultimo, è che sono delle organizzazioni che devono riferire alla politica e, quasi sempre, sebbene i formalismi(le relazioni annuali), questo riferimento avviene anche informalmente.

Quindi, la risposta per me è “SI”, le autorità italiane di regolazione e vigilanza sono al 100% politicamente orientate.

Poi, come in tutte le cose, anche qui ci sono delle eccellenze incredibili. Tante volte, in alcuni commissari, funzionari, dipendenti o servizi, ho riscontrato un’eccellenza personale e professionale decisamente con standard che la politica non avrà mai.

Ma purtroppo, non è questa eccellenza che possa garantire una completa terzietà e autorevolezza regolatoria.

Adesso, il caso del rinnovo dei vertici di dovrebbe proprio far pensare a questo. Teniamo più alla tenuta del Paese (perché quando si tratta dell’economia reale, questa è la domanda che ci dobbiamo porre) o teniamo alla tenuta degli equilibri politici tra correnti e partiti: uno a me e uno a te?

Anche perché, sinceramente, dal Governo del Merito, fino ad oggi, sulle nomine, in realtà, io questo merito non l’ho proprio visto.

Quindi, se Ranucci ha ragione, Stanzione ha torto.

DICHIARAZIONE DEL PRESIDENTE DEL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI, PROF. PASQUALE STANZIONE, SULL’INDIPENDENZA DELL’AUTORITÀ

Luigi Gabriele

Presidente di Consumerismo no Profit, e responsabile editoriale di Consumerismo.it. Segno zodiacale Cancro. Laurea in Scienze Politiche alla Sapienza di Roma (indirizzo politico-amministrativo, per chi ancora crede nelle etichette), giornalista e comunicatore pubblico regolarmente censito nelle rispettive anagrafi di categoria. Ha trascorso gli anni della formazione tra aule accademiche e palazzi del potere, specializzandosi in affari regolatori e relazioni istituzionali, prima di capire che il vero potere risiede nel portafoglio (spesso vuoto) del cittadino. Dal 2008 ha scelto la trincea del sociale come attivista, trasformandosi nell'incubo dei "cartelli" e nella voce fuori dal coro per la tutela dei consumatori. In questo ambito è diventato il volto e la parola delle principali organizzazioni del settore, prestando la propria expertise a molti gruppi di lavoro del Ministero dello Sviluppo Economico e alle Commissioni Parlamentari, dove tenta quotidianamente di tradurre i testi legislativi in una lingua comprensibile ai comuni mortali. Conoscitore anche dei gossip, delle autorità di vigilanza e regolazione italiane, dove ne analizza regolazione, posizioni e sopratutto comportamento. Vive un'ossessione cromatica per l'arancione e il blu scuro, colori eletti a divisa d'ordinanza tra cravatte, braccialetti e stemmi, nonché pantone ufficiale di Consumerismo No Profit, la lobby indipendente dei consumatori italiani di cui è Presidente. L'arancione è anche il tratto distintivo della sua Fiat 500 del 1971 serie L, acquistata per 4.000 euro con i risparmi accumulati in sei anni di mobilità elettrica estrema. Muovendosi tra i palazzi del potere di Roma su una mini bici elettrica, ha infatti evitato 10.000 euro di esborsi tra carburante, bolli e multe: un'operazione che, tra risparmio e rivalutazione dell'auto, ha generato un valore di 14.000 euro. La prova vivente che cambiare un’abitudine è il miglior investimento finanziario possibile. Consulente stabile per i principali media nazionali in materia di economia e consumi, ha la pessima abitudine di dire la verità sui prezzi anche quando non è conveniente per lo share. Quando non è impegnato a difendere i diritti altrui o a pedalare tra i ministeri, si rifugia in montagna per praticare trekking, cercando in quota quell'allineamento tra visione e azione che il livello del mare spesso offusca. Docente di comunicazione pubblica e istituzionale presso il Master di secondo livello in Mangement & Governance della PA dell'Università Niccolò Cusano, insegna ai futuri dirigenti che il senso viene sempre prima della velocità e che la coerenza è l'unica moneta che non svaluta mai. presidenza@consumerismo.it www.luigigabriele.it

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