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Ora legale permamente, un’opera pubblica a costo zero

ORA LEGALE PERMANENTE: INTERVISTA ESCLUSIVA AL PRESIDENTE SIMA ALESSANDRO MIANI. “ECCO PERCHÉ È UN'OPERA PUBBLICA A COSTO ZERO PER LE TASCHE DEI CITTADINI”

L’energia più pulita ed economica è quella che decidiamo di non consumare. Da anni la transizione ecologica viene raccontata come un percorso fatto solo di investimenti miliardari e tecnologie complesse, dimenticando che le prime grandi rivoluzioni partono dall’ottimizzazione dei nostri ritmi sociali e dall’allineamento con le risorse naturali.

L’audizione presso la X Commissione Attività produttive, commercio e turismo della Camera dei Deputati segna un punto di svolta politico fondamentale. Davanti ai legislatori è stata portata la voce di oltre 355.000 cittadini che, firmando la petizione promossa da insieme a CONSUMERISMO no profit, chiedono una riforma strutturale, logica e a costo zero: l’istituzione dell’ora legale permanente in Italia.

Per comprendere la portata di questa battaglia di , abbiamo rivolto alcune domande direttamente al Professor , Presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), autore del documento ufficiale depositato agli atti.

Presidente Miani, partiamo dal senso profondo di questa iniziativa. Oltre 355.000 firme raccolte insieme a CONSUMERISMO no profit dimostrano che il tema è fortemente sentito. Qual è il principio cardine della vostra proposta alla Camera?

«Ringrazio anzitutto la Commissione per l’opportunità di questo intervento e tutti i cittadini che ci sostengono. La proposta che portiamo all’attenzione del Parlamento non ha alcuna matrice ideologica, ma si fonda su un principio estremamente pragmatico: valutare con serietà l’opportunità di mantenere un orario stabile, capace di collocare più luce naturale nelle ore pomeridiane e serali. Parliamo delle fasce orarie in cui la stragrande maggioranza delle persone vive la città, si muove, lavora, consuma, accompagna i figli o frequenta negozi, parchi e spazi pubblici. L’ora legale permanente non aumenta le ore di luce complessive, sia chiaro, ma le distribuisce meglio rispetto ai ritmi sociali contemporanei, generando benefici concreti su più livelli: energetico, ambientale, sanitario, economico e di sicurezza urbana

Parliamo di numeri. In un momento storico in cui il costo della vita e delle bollette pesa enormemente sulle famiglie e sulle imprese, quanto vale in termini economici e ambientali questa scelta?

«I dati ufficiali di Terna relativi al 2026 parlano chiaro: l’ora legale consentirà all’Italia di risparmiare circa 302 milioni di chilowattora. Parliamo del consumo annuo medio di oltre 115.000 famiglie, con un beneficio economico stimato in circa 80 milioni di euro e una riduzione di circa 142.000 tonnellate di CO₂ immesse nell’atmosfera. Se guardiamo lo storico, dal 2004 a oggi il risparmio complessivo è stato superiore a 12 billioni di chilowattora, traducendosi in un beneficio economico di circa 2,3 miliardi di euro. Stabilizzare questo orario significa trasformare un risparmio temporaneo in uno scudo strutturale contro lo spreco energetico e a favore delle tasche dei consumatori.»

Nel documento depositato viene dato grande rilievo al tema della sicurezza. In che modo un’ora di luce in più nel tardo pomeriggio influisce sulla vita quotidiana nelle città?

«La luce naturale nelle ore di maggiore mobilità sociale agisce come un vero e proprio presidio di sicurezza urbana, aumentando la visibilità, la presenza delle persone per strada e il controllo naturale del territorio. Gli studi internazionali che abbiamo analizzato evidenziano una riduzione media delle rapine del 7% nell’arco della giornata, con un crollo che raggiunge il 27% proprio nell’ora serale direttamente interessata dall’aumento di luce naturale. Un effetto analogo e importantissimo riguarda la sicurezza stradale: più luce nelle ore di rientro dal lavoro contribuisce a ridurre il rischio per pedoni, ciclisti e utenti vulnerabili. Si stima una possibile riduzione del 13% delle vittime pedonali nelle fasce considerate e del 3% dei decessi tra gli occupanti dei veicoli

Dal punto di vista medico e scientifico, il doppio cambio orario annuale a cui siamo abituati è davvero così dannoso per l’organismo?

«Ogni cambio d’ora rappresenta una vera e propria perturbazione dei nostri ritmi biologici. Ha un impatto documentato su sonno, vigilanza, attenzione, umore e stanchezza. Eliminare il doppio passaggio annuale significherebbe azzerare una fonte ricorrente di disallineamento circadiano, semplificando l’organizzazione biologica e sociale della popolazione. Al tempo stesso, disporre di più luce solare nel tardo pomeriggio favorisce comportamenti protettivi per la salute: stimola a camminare di più, fare attività all’aperto, frequentare i parchi e ridurre la sedentarietà. La luce è un determinante ambientale di salute fondamentale per la qualità della vita

C’è infine un risvolto economico e sociale immediato per il commercio e l’economia di prossimità, un pilastro della nostra visione di consumerismo politico.

«Esattamente. Più luce nelle ore post-lavorative favorisce la frequentazione di negozi, ristoranti, centri storici, aree pedonali e luoghi culturali. In un Paese come l’Italia, la cui economia e socialità sono fondate su prossimità, turismo urbano, commercio e vita all’aperto, questo impatto è tutt’altro che marginale

Qual è, in conclusione, la richiesta esatta che SIMA e CONSUMERISMO no profit rivolgono al Parlamento italiano?

«Non chiediamo una scelta affrettata o emotiva. Chiediamo che l’Italia possa avviare una sperimentazione seria, scientifica, multidisciplinare e misurabile sull’ora legale permanente, per raccogliere dati nazionali ed evidenze italiane chiare su energia, emissioni, salute, sicurezza, mobilità e commercio. Le istituzioni hanno ora il dovere di valutare se questa misura, sostenuta da centinaia di migliaia di cittadini, possa rappresentare un beneficio strutturale per il Paese. Per questo abbiamo messo a disposizione della Commissione una relazione estesa, completa di tutte le fonti scientifiche e dei riferimenti tecnici attualmente disponibili

Luigi Gabriele

Presidente di Consumerismo no Profit, e responsabile editoriale di Consumerismo.it. Segno zodiacale Cancro. Laurea in Scienze Politiche alla Sapienza di Roma (indirizzo politico-amministrativo, per chi ancora crede nelle etichette), giornalista e comunicatore pubblico regolarmente censito nelle rispettive anagrafi di categoria. Ha trascorso gli anni della formazione tra aule accademiche e palazzi del potere, specializzandosi in affari regolatori e relazioni istituzionali, prima di capire che il vero potere risiede nel portafoglio (spesso vuoto) del cittadino. Dal 2008 ha scelto la trincea del sociale come attivista, trasformandosi nell'incubo dei "cartelli" e nella voce fuori dal coro per la tutela dei consumatori. In questo ambito è diventato il volto e la parola delle principali organizzazioni del settore, prestando la propria expertise a molti gruppi di lavoro del Ministero dello Sviluppo Economico e alle Commissioni Parlamentari, dove tenta quotidianamente di tradurre i testi legislativi in una lingua comprensibile ai comuni mortali. Conoscitore anche dei gossip, delle autorità di vigilanza e regolazione italiane, dove ne analizza regolazione, posizioni e sopratutto comportamento. Vive un'ossessione cromatica per l'arancione e il blu scuro, colori eletti a divisa d'ordinanza tra cravatte, braccialetti e stemmi, nonché pantone ufficiale di Consumerismo No Profit, la lobby indipendente dei consumatori italiani di cui è Presidente. L'arancione è anche il tratto distintivo della sua Fiat 500 del 1971 serie L, acquistata per 4.000 euro con i risparmi accumulati in sei anni di mobilità elettrica estrema. Muovendosi tra i palazzi del potere di Roma su una mini bici elettrica, ha infatti evitato 10.000 euro di esborsi tra carburante, bolli e multe: un'operazione che, tra risparmio e rivalutazione dell'auto, ha generato un valore di 14.000 euro. La prova vivente che cambiare un’abitudine è il miglior investimento finanziario possibile. Consulente stabile per i principali media nazionali in materia di economia e consumi, ha la pessima abitudine di dire la verità sui prezzi anche quando non è conveniente per lo share. Quando non è impegnato a difendere i diritti altrui o a pedalare tra i ministeri, si rifugia in montagna per praticare trekking, cercando in quota quell'allineamento tra visione e azione che il livello del mare spesso offusca. Docente di comunicazione pubblica e istituzionale presso il Master di secondo livello in Mangement & Governance della PA dell'Università Niccolò Cusano, insegna ai futuri dirigenti che il senso viene sempre prima della velocità e che la coerenza è l'unica moneta che non svaluta mai. presidenza@consumerismo.it www.luigigabriele.it

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