È la domanda che quasi nessuno fa al primo incontro, per imbarazzo, ed è quella che poi blocca più procedure a metà. Chi è sovraindebitato non ha per definizione risorse, e una procedura ha dei costi: il compenso di chi la segue, le spese, i contributi. Sapere prima quanto costa, chi lo paga e quando, evita di iniziare un percorso che si interrompe, e permette di riconoscere le richieste sproporzionate.
Il compenso dell’Organismo di composizione della crisi si determina, in assenza di accordo, secondo i parametri del decreto ministeriale 202/2014, con percentuali calcolate sull’attivo realizzato e sul passivo accertato, più un rimborso forfettario per le spese generali. Nell’esdebitazione del debitore incapiente la legge dimezza i compensi. Prima di conferire l’incarico va chiesto un preventivo scritto che dica anche cosa è dovuto se la procedura non arriva all’omologazione.
Come si calcola il compenso
I parametri sono quelli del decreto ministeriale sugli organismi di composizione della crisi, e funzionano su due basi.
Una percentuale sull’attivo realizzato, decrescente a scaglioni: la fascia più alta si applica alle prime migliaia di euro e scende man mano che l’attivo cresce. E una percentuale, molto più contenuta, sul passivo accertato nell’accordo o nel piano omologato, anch’essa a scaglioni.
A questo si aggiunge un rimborso forfettario per le spese generali, oltre alle spese effettivamente sostenute e documentate e agli oneri di legge.
Due conseguenze pratiche. La prima: il compenso cresce con l’attivo e con il passivo, quindi ridurre il passivo prima di iniziare non è solo una questione di principio, abbassa anche il costo. La seconda: molti organismi pubblicano i propri criteri, con riduzioni rispetto ai parametri, importi fissi per alcune procedure e la misura degli acconti richiesti. Quei criteri sono pubblici e si chiedono prima di conferire l’incarico, non dopo.
Le altre voci
Le spese procedurali: contributo unificato dove previsto, spese di pubblicazione e di notifica, spese vive dell’organismo. Nella liquidazione controllata, il compenso del liquidatore nominato dal tribunale, che grava sulla procedura. Le eventuali spese tecniche, come le perizie di stima degli immobili.
Alcune di queste voci le anticipi tu, altre sono prededucibili e trovano soddisfazione sull’attivo della procedura. È la distinzione che va chiarita per prima, perché decide quanto devi mettere sul tavolo adesso.
Il preventivo scritto, e le due domande
Prima di conferire l’incarico chiedi un preventivo scritto e dettagliato: quali voci sono previste, quali anticipate e in quale misura, quali maturano comunque se la procedura non arriva all’omologazione o viene dichiarata inammissibile, e con quali modalità di pagamento.
Le due domande da fare, in ordine, sono queste: quanto devo anticipare io e quando, e che cosa è dovuto se la procedura non si chiude con l’omologazione. La seconda è quella che nessuno fa e che conta più della prima, perché il compenso matura per l’attività svolta. Se un preventivo scritto non viene fornito, o se le cifre cambiano in corsa senza motivazione, è un segnale.
Se non hai nulla
Per l’esdebitazione del debitore incapiente la legge prevede espressamente che i compensi dell’organismo siano ridotti della metà: è una previsione specifica di quella procedura e va richiamata nel preventivo, perché non è un favore ma un diritto. Alcuni organismi, nei propri criteri, fissano per quella procedura un importo determinato.
Resta il problema di fondo: nelle procedure senza attivo la prededuzione non ha su cosa operare. È il vuoto che il Fondo per l’esdebitazione degli incapienti, istituito con la legge di bilancio per il 2025 e dotato di 500.000 euro per quell’anno, dovrebbe colmare. Il decreto attuativo non risulta adottato e senza di esso il Fondo non è utilizzabile: è la contraddizione su cui Consumerismo ha aperto un Osservatorio e ha scritto al Ministero della Giustizia. Il Fondo copre le spese, non condiziona il diritto di accedere.
Il costo che si evita
Il confronto giusto non è fra pagare la procedura e non pagare nulla, ma fra il costo della procedura e quello di restare dove sei: interessi che continuano a maturare, spese di recupero, costi delle esecuzioni che si scaricano su di te, beni liquidati a prezzi di realizzo nelle esecuzioni individuali.
Su un’esposizione che si trascina per anni la somma di queste voci supera di regola il costo di una procedura. È il calcolo da fare prima di decidere che la procedura è troppo cara, e si fa sui numeri, non a sensazione.
Quando invece non conviene
Se l’esposizione è contenuta e la capacità di rimborso esiste, una trattativa diretta o una rateizzazione possono costare meno e risolvere lo stesso. Il calcolo va fatto confrontando il costo della procedura con quello che continueresti a pagare e con il valore della liberazione dai debiti.
Un organismo serio te lo dice, se la procedura non conviene. Chi la propone in ogni caso, senza guardare i numeri, non sta facendo il tuo interesse.
Prima di decidere che non te la puoi permettere
La verifica preliminare dei debiti, quella che individua le posizioni prescritte, non dovute o contestabili, riduce il passivo da ristrutturare e con esso, poiché il compenso è parametrato anche al passivo, il costo della procedura. È un’attività che precede l’incarico all’organismo e conviene farla prima di chiedere il preventivo, non dopo. Su chi fa che cosa fra organismi, sportelli e professionisti c’è un articolo dedicato.
Che cosa fa lo Sportello +Tutela
Lo Sportello +Tutela di Consumerismo fa la verifica preliminare dei debiti prima che l’incarico venga conferito, perché ogni posizione prescritta o non dovuta che esce dal passivo riduce anche il costo della procedura. Ti aiuta a leggere il preventivo dell’organismo distinguendo quello che devi anticipare da quello che è prededucibile, e a verificare che sia richiamata la riduzione alla metà dove la legge la prevede. Fa con te il confronto fra il costo della procedura e quello di restare nella situazione attuale, e ti dice se nel tuo caso una trattativa o una rateizzazione costano meno. La verifica iniziale della posizione è gratuita. Segue la pratica fino alla definizione, nelle condizioni che ti vengono spiegate al primo contatto.
Quali documenti servono
L’elenco dei debiti con gli importi e i creditori attuali, la documentazione del reddito e del patrimonio, i criteri di determinazione dei compensi pubblicati dall’organismo a cui ti rivolgi, gli eventuali preventivi già ricevuti da organismi o da altri soggetti e i contratti eventualmente già firmati con chi propone servizi sui debiti.
Tempi realistici e possibili esiti
La verifica preliminare e l’orientamento richiedono alcune settimane e incidono sul costo finale. I costi della procedura dipendono dalla procedura scelta, dall’attivo e dal passivo, e vanno definiti in un preventivo scritto prima dell’incarico. Lo Sportello aiuta a leggere il preventivo e a valutare se la procedura conviene, senza sostituirsi all’organismo e senza garantire l’esito.
Per approfondire: decreto ministeriale 202/2014
Per lo Sportello +Tutela puoi anche scrivere a piututela@consumerismo.it o telefonare allo 0694805440.
Domande frequenti
Quanto costa in tutto una procedura?
Non esiste una cifra unica. In assenza di accordo il compenso segue i parametri del decreto ministeriale sugli organismi di composizione della crisi, con percentuali a scaglioni sull’attivo realizzato e sul passivo accertato, più un rimborso forfettario per le spese generali. Esiste però il diritto a un preventivo scritto e dettagliato prima dell’incarico.
Se non ho nulla, come pago la procedura?
Nell’esdebitazione del debitore incapiente la legge dimezza i compensi dell’organismo: richiamalo espressamente nel preventivo. Il Fondo istituito con la legge di bilancio 2025 dovrebbe coprire le spese procedurali, ma il decreto attuativo non risulta adottato e il Fondo non è utilizzabile. Il Fondo copre le spese, non condiziona il diritto di accedere.
Quanto devo anticipare e quanto viene pagato dalla procedura?
Alcune voci le anticipi all’avvio, altre sono prededucibili e trovano soddisfazione sull’attivo. Nelle procedure senza attivo la prededuzione non opera, ed è il vuoto che il Fondo per gli incapienti dovrebbe colmare. Chiedi che il preventivo distingua le due categorie con le relative tempistiche.
Se la procedura non va a buon fine, ho pagato per niente?
Il compenso matura per l’attività svolta, anche senza omologazione. Per questo il preventivo scritto deve indicare che cosa è dovuto nelle diverse ipotesi, compresa l’inammissibilità. È la domanda da fare al primo incontro, prima di conferire l’incarico: è quella che nessuno fa.
Ridurre i debiti abbassa anche il costo?
Sì, perché il compenso è parametrato anche al passivo accertato. Far uscire dal passivo le posizioni prescritte, già pagate o non dovute riduce l’esposizione da ristrutturare e il costo della procedura. È un lavoro che va fatto prima di chiedere il preventivo, non dopo.
Ho pochi debiti: mi conviene comunque?
Non sempre. Se l’esposizione è contenuta e hai capacità di rimborso, una trattativa o una rateizzazione possono costare meno. Il calcolo si fa sui numeri, confrontando il costo della procedura con quello che continueresti a pagare. Un organismo serio te lo dice; chi propone la procedura in ogni caso, no.
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Non devi allegare niente adesso: tieni da parte i documenti che riguardano il tuo caso, se andiamo avanti ti diremo quali servono.




