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Come costituire una “Comunità energetica”. Video e FAQ

Tutte informazioni su come realizzare una comunità energetica e quali tecnologie adottare.

Dalla puntata di MimandaRai 3 del 23 gennaio 2022

di Luigi Gabriele e Michele Lo Martire

1) Come si fa ad avviare una Comunità energetica?

Per avviare una Comunità Energetica Rinnovabile (CER) è necessario costituire un soggetto giuridico senza fini di lucro, che nel suo statuto abbia la finalità principale di fornire benefici ambientali, economici o sociali a livello di comunità ai propri azionisti o membri o alle aree locali in cui opera. La Comunità non prevede limitazioni di categoria per i suoi aderenti quindi in una CER possono essere presenti sia i cittadini che enti locali e/o le pubbliche amministrazione e ovviamente le imprese, intese nella formula più ampia e senza eccezione alcuna salvo che non ci siano – da parte di queste imprese- interessi commerciali primari nella Comunità stessa. Oltre a tali vincoli di tipo organizzativo e funzionale, ci sono vincoli tecnici (ultimamente un po’ rimossi) in termini di appartenenza alla stessa cabina primaria (praticamente allo stesso comune o allo stesso quartiere in alcuni casi, e in termini di potenza installabile che non può superare 1MW (attendiamo però pubblicazione di G.U. del decreto attuativo).

2)Che tipo di investimento è necessario?

Al netto dei costi di registrazione del soggetto giuridico ripartiti dagli aderenti (costi che sono certamente irrisori rispetto ai costi energetici collettivi) e considerato che parliamo di acquisto e manutenzione di fonti rinnovabili, gli investimenti necessari per realizzare una CER sono comunque molto ridotti per i membri aderenti. Nel decreto attuativo in vigore sulla legge 2020 (quindi non quello ancora in fase attuativa) il costo di istallazione era agevolato dal credito d’imposta e da tariffe incentivanti previste per 20 anni. Con l’ecobonus 110% ai consumatori residenziali è stata data la possibilità di scaricare sullo Stato i costi dei pannelli FV per esempio, rinunciando alla tariffa incentivante che – ai livelli di mercato corrente- risulta poco determinante in un b.plan. La Comunità, in qualità di soggetto giuridico riconosciuto dallo Stato, può comunque negoziare e gestire al meglio i propri costi e servizi, grazie a figure professionali ben formate in merito.

3) Ci sono finanziamenti o agevolazioni?

Assolutamente si, ad esempio per i Comuni con meno di 5000 abitanti sono previsti grossi incentivi ma bisogna attendere la pubblicazione in GU per avere chiarezza definitiva dei numeri. Ad oggi l’incentivo per l’acquisto di tecnologia è stato del 50% + tariffa incentivante oppure 110% in ecobonus ma senza tariffa incentivante.

Anche per i Comuni con oltre 5000 abitanti nei prossimi mesi sarà più agile costituire una CER grazie ai fondi per la Transizione. Si stanno comunque studiando (in linea con le normative ancora in fase di compilazione) da parte di soggetti privati, soluzioni finanziarie agile e leggere che spingano al massimo la possibilità di realizzare CER, proprio per meglio garantire gli obiettivi di Transizione Energetica oramai avviata.

4)A quanto ammonta il rimborso previsto?

quello corrente – al netto degli incentivi per l’acquisto delle tecnologie già dichiarate- è di 110€/MWh nel caso più semplice e al netto di altri oneri e casi particolari. Entro quasi certamente Aprile 22, in GU saranno pubblicati i parametri previsti per i prossimi anni.

5) In futuro può diventare un modello di autoconsumo?

Assolutamente sì. Le CER rappresentano uno dei modelli più agili con cui si potrà evolvere il mercato dell’energia attuale. La crisi corrente è infatti evidentemente frutto di una distorsione di base del nostro Mercato: poca produzione indipendente rispetto al numero di operatori presenti e alla forte domanda di energia.

6)I cittadini potranno produrre in proprio l’energia di cui hanno bisogno?

Siamo certamente il Paese del sole ma immaginare di produrre con sole quello che ci serve è un po’ una utopia vista la tecnologia corrente.

Usare più geotermico e biometano, insieme a soluzioni tecnologiche ad Efficienza Energetica potrà sicuramente aiutarci a raggiungere questo obiettivo, magari per i consumatori domestici o comunque piccoli. Per i bigconsumer dobbiamo sperare che prima possibile sia l’idrogeno ad innescare presto questo obiettivo. Certamente avere più produzione da fonti rinnovabili in Italia, ci prepara meglio a poter produrre H2 green nel prossimo futuro e magari ad invertire il ruolo che abbiamo oggi in UE rispetto al gas: sognare che in italia tra 20 anni si possa produrre (anche grazie alle CER) più H2 da inviare tramite i tubi Snam nel resto dell’Europa.. non sarebbe male.

Si ringraziano l’ing Rolando Roberto e Alex D’Elia per i contributi tecnici.

Per informazioni su come realizzare una comunità energetica e quali tecnologie adottare, contattare i contributors ai loro indirizzi linkedin.

Guarda il video della puntata di MimandaRai3 sulle comunità energetiche.

 

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Luigi Gabriele

Presidente di Consumerismo no Profit, e responsabile editoriale di Consumerismo.it. Segno zodiacale Cancro. Laurea in Scienze Politiche alla Sapienza di Roma (indirizzo politico-amministrativo, per chi ancora crede nelle etichette), giornalista e comunicatore pubblico regolarmente censito nelle rispettive anagrafi di categoria. Ha trascorso gli anni della formazione tra aule accademiche e palazzi del potere, specializzandosi in affari regolatori e relazioni istituzionali, prima di capire che il vero potere risiede nel portafoglio (spesso vuoto) del cittadino. Dal 2008 ha scelto la trincea del sociale come attivista, trasformandosi nell'incubo dei "cartelli" e nella voce fuori dal coro per la tutela dei consumatori. In questo ambito è diventato il volto e la parola delle principali organizzazioni del settore, prestando la propria expertise a molti gruppi di lavoro del Ministero dello Sviluppo Economico e alle Commissioni Parlamentari, dove tenta quotidianamente di tradurre i testi legislativi in una lingua comprensibile ai comuni mortali. Conoscitore anche dei gossip, delle autorità di vigilanza e regolazione italiane, dove ne analizza regolazione, posizioni e sopratutto comportamento. Vive un'ossessione cromatica per l'arancione e il blu scuro, colori eletti a divisa d'ordinanza tra cravatte, braccialetti e stemmi, nonché pantone ufficiale di Consumerismo No Profit, la lobby indipendente dei consumatori italiani di cui è Presidente. L'arancione è anche il tratto distintivo della sua Fiat 500 del 1971 serie L, acquistata per 4.000 euro con i risparmi accumulati in sei anni di mobilità elettrica estrema. Muovendosi tra i palazzi del potere di Roma su una mini bici elettrica, ha infatti evitato 10.000 euro di esborsi tra carburante, bolli e multe: un'operazione che, tra risparmio e rivalutazione dell'auto, ha generato un valore di 14.000 euro. La prova vivente che cambiare un’abitudine è il miglior investimento finanziario possibile. Consulente stabile per i principali media nazionali in materia di economia e consumi, ha la pessima abitudine di dire la verità sui prezzi anche quando non è conveniente per lo share. Quando non è impegnato a difendere i diritti altrui o a pedalare tra i ministeri, si rifugia in montagna per praticare trekking, cercando in quota quell'allineamento tra visione e azione che il livello del mare spesso offusca. Docente di comunicazione pubblica e istituzionale presso il Master di secondo livello in Mangement & Governance della PA dell'Università Niccolò Cusano, insegna ai futuri dirigenti che il senso viene sempre prima della velocità e che la coerenza è l'unica moneta che non svaluta mai. presidenza@consumerismo.it www.luigigabriele.it

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