Ecobonus

COVID E SUPERBONUS

Come cambiamo il modo di vivere gli spazi: insidie ed opportunità

A cura di:

Diego Collareda – Resp. Dipartimento Architettura e Design – No Profit

L’emergenza sanitaria, sta cambiando per forza di cose, le nostre abitudini. Sicuramente le restrizioni limitano le dinamiche alle quali eravamo abituati, orari modificati, spostamenti incerti, rapporti meno di contatto e più telematici ecc, ma la conseguenza più estrema è stato il lockdown.

E’ vero che possiamo uscire più liberamente, ed avere spostamenti “meno sorvegliati”, ma stiamo assistendo ad un profondo cambiamento delle dinamiche interpersonali, delle esigenze e delle progettualità legate al nostro stile di vita.

Il lockdown non è finito ad aprile: le scuole sono per lo più chiuse, le università sono deserte, il turismo è crollato e programmare un volo, fino ad un anno fa operazione banale quasi come andare a fare la spesa, sembra un’impresa titanica. Le conseguenze economiche sono sotto gli occhi di tutti e quelle psicologiche ancora non sono evidenti.

Io vivo in uno dei quartieri più dinamici della Capitale, la zona compresa tra piazza Bologna, Città Universitaria e Piazzale Delle Provincie. Una zona semicentrale, ricca di servizi, una buona qualità di vita, se hai figli piccoli come nel mio caso, non hai difficoltà a conoscere persone e spesso sembra quasi di vivere in una atmosfera di paese (con le dovute differenze ovviamente). Ma una cosa distingueva questo quartiere da qualsiasi altro di Roma: la fortissima presenza dei giovani universitari.

Nelle notti estive degli scorsi anni, quando si tengono aperte un po’ le finestre e  nonostante il mio appartamento si trovi in una via secondaria, si sentiva il brusio della movida in sottofondo, a volte eccessiva certo, ma era vita. Il movimento delle persone, i locali ed i punti di aggregazione giovanile sono una forma di presidio del territorio e di controllo da devianze e degrado.

Si incontravano ragazzi e studenti di ogni parte d’Italia e del mondo, tantissimi turisti, insomma…davvero una bella atmosfera!

Da quasi un anno, dalle 18 in poi, regna un silenzio irreale.

Roma, una città di 4 milioni di abitanti è totalmente silenziosa. Quasi una città fantasma con ronde di polizia e carabinieri a controllare l’orine pubblico e  come unica forma di vita i lampeggianti blu che a volte si intravedono.

Non ci sono più studenti, i locali e negozi sono chiusi e si acuisce, quasi per miracolo, la paura di un possibile contagio.

E’ chiaro che tutto questo è un dramma per l’economia di tante famiglie legate al commercio ed attività commerciali: ne percepiamo e ne viviamo tutti gli effetti.

Tuttavia, nella marea di articoli e tecniche di comunicazione che lasciano poco spazio all’ottimismo, vorrei evidenziare (almeno in parte) quelli che sono i possibili aspetti positivi che possono rivelarsi nel breve e forse lungo periodo e legati ad opportunità fino a poco tempo fa inimmaginabili.

I tassi di crescita e densità urbana delle nostre città non erano più sostenibili, lo smog, l’inquinamento acustico, il traffico stavano rendendo impossibile, quasi a nostra colpevole insaputa, la qualità della vita.

Ci eravamo dimenticati che l’Italia vera è l’Italia dei borghi, dei piccoli centri e dei 1000 campanili.

Un patrimonio architettonico, culturale e sociale che ha un peso specifico non di poco conto.

Basta pensare, infatti, che nel Belpaese i centri abitati con meno di 5000 abitanti sono 5498 e rappresentano il 70% dei comuni, stando ai dati resi noti da Coldiretti e riportati anche sul Sole 24 Ore.

Nei piccoli borghi abita il 16% degli italiani, cioè 9,8 milioni di abitanti. Inoltre, sempre secondo il report di Coldiretti, i piccoli Comuni rappresentano il 54% del suolo nazionale e in alcune regioni riescono a coprire anche fino al  70% del loro territorio.

Nonostante questi dati, stavamo assistendo allo spopolamento dei questi centri minori e l’ emergenza Covid, paradossalmente, potrebbe rappresentare l’ultima opportunità per salvarli. Molti giovani universitari hanno scelto (o sono stati costretti) a rimanere in provincia e seguire le lezioni a distanza, c’è stata una vera e propria esplosione dl lavoro agile e tutto ci fa pensare che il futuro non sarà così diverso, visto che in molti paesi anglosassoni le aziende hanno scelto questa formula da diversi anni senza intaccare (anzi migliorando) i margini di profitto. I borghi d’Italia, dunque, potrebbero diventare una valida alternativa alle città, per ripensare i cicli di vita post-Covid.

Il punto però è che i centri minori non sono affatto pronti a questa vera e propria rivoluzione. L’intera struttura di servizi e di tecnologie devono essere completamente ripensati per accogliere chi sceglierà, anche in futuro, di raggiungere le città solo qualche giorno al mese.

Per scongiurare un nuovo abbandono dei piccoli centri e quindi la loro morte definitiva, c’è bisogno di spazi vivibili, infrastrutture per la mobilità sostenibile, fibra veloce, servizi per lo svago, divertimento, annullamento del digital divide, sicurezza, politiche di defiscalizzazione e rivolte allo sviluppo delle nuove imprese che investono in tecnologia nell’ambito dell’agricoltura, ambiente, food, accoglienza e turismo.

Tre sono le enormi occasioni che abbiamo di fronte a noi e che le amministrazioni locali e territoriali hanno l’obbligo di sfruttare: l’Agenda 2030, Il Recovery Plan ed il provvedimento, tutto italiano, superbonus 110%.

Senza entrare troppo nel dettaglio, possiamo dire che l’Agenda 2030 è uno strumento di pianficazione dove vengono descritte le linee guida per uno sviluppo sostenibile attraverso i 17 goals, il Recovery Plan prevede, in particolare per l’Italia, un enorme quantitativo di finanziamenti legati alla sanità, nuove tecnologie, ambiente, cultura, il superbonus 110% da la possibilità di riqualificare il patrimonio immobiliare privato attraverso interventi di efficientemente energetico e sismico quasi, secondo le intenzioni del legislatore, a costo zero.

Una congiuntura di provvedimenti che non vede eguali nella storia e soprattutto  in Italia.

Questa pioggia di finanziamenti (da non confondere con i finanziamenti a pioggia o helicopter money), se ben veicolati, possono davvero stravolgere il tessuto del nostro paese, rinvigorire l’economia di tutti i settori, rimettere sul mercato immobili efficienti e sicuri, lasciare ai nostri figli un paese migliore che sta andando troppo velocemente alla deriva.

Se l’Agenda 2030 ed Recovery Plan hanno, almeno al momento, carattere generale e di indirizzo, il Superbonus 110% appare, ed è, un efficace strumento immediatamente applicabile.

Una casa energeticamente efficiente e sicura è anche una casa in cui fa più piacere vivere. Il concetto di casa, soprattutto per noi italiani, ha sempre condizionato i diversi aspetti culturali, economici e sociali.

Con il tempo il concetto di alloggio, come luogo di protezione, si è trasformato in qualcosa di più complesso. Soprattutto per la nostra cultura e come conseguenza di quanto stiamo vivendo, la casa non è solo un riparo, ma un posto dove coltivare affetti, hobbies e persino un luogo dove divertirsi.

E’ ovvio, scontato che dove ci sono enormi possibilità economiche esistano enormi rischi.

La cattiva gestione del denaro da parte della politica apre enormi possibilità per il dilagare della corruzione, degli affari per la criminalità organizzata ed il clientelismo.

La stessa emergenza che stiamo ora vivendo, sta dando vita a diverse operazioni economiche e finanziarie non troppo chiare e fumose ed in futuro, senza un controllo puntuale e generale anche da parte di tutti noi, saremo esposti agli stessi e peggiori rischi.

 

Anche in tema di Superbonus, seppur nelle intenzioni del legislatore vi sia stata la ferma volontà di favorire la ripresa edilizia e l’intero relativo indotto, non vi è dubbio che comportamenti di totale apertura e cieca fiducia possano creare problematiche anche molto serie. Basti pensare che la stessa Agenzia delle Entrate ha già abbondantemente chiarito che “la mancata sussistenza, anche parziale, dei requisiti che danno diritto alla detrazione d’imposta” comporterà “il recupero dell’importo corrispondente alla detrazione non spettante, maggiorato degli interessi” (fonte: l’agenzia informa, rubrica Luglio 2020 disponibile su agenziaentrate.gov.it  per leggere  la circolare clicca “Circolare Ade n. 24 del 8 agosto 2020”).

Nel mercato sono già presenti e attivi soggetti che si sono “inventati” operatori del settore e che propongono di realizzare interventi di riqualificazione da decine di migliaia di euro “chiavi in mano” e “tutto gratis”: soggetti che oggi ci sono, si muovono aggressivamente e contattano condomini e amministratori, ma domani dove saranno?

E’ pertanto assolutamente opportuno che ci si rivolga ad operatori qualificati del mercato, che abbiano una storia consolidata alle spalle, non al primo soggetto offerente che vende il “tutto gratis” …visto che poi gratis non è!

L’associazione Consumerismo, di cui il sottoscritto coordina il Dipartimento Architettura e Design e con il team Superbonus 110 da tempo mette in guardia i consumatori da queste realtà ed il consiglio imperativo e fondamentale è sempre lo stesso: diffidare di chi propone grandi affari e rivolgersi a tecnici e consulenti certificati e di conoscenza possibilmente diretta.

Luigi Gabriele

Presidente dell'Associazione Consumerismo no profit. Laureato in Scienze Politiche, indirizzo politico amministrativo. Specializzato in affari regolatori, relazioni istituzionali e comunicazione pubblica. Dopo diverse esperienze in aziende e presso l’Università Sapienza, dal 2008 si occupa di tutela del consumatore. Ha svolto la funzione di esperto per due delle principali associazioni nazionali, svolgendo sia il ruolo di esperto consumerista sia di comunicatore pubblico. E’ consulente stabile in materia di consumi e tutela del consumatore per Uno Mattina, Mi manda Rai3, Tg2 Italia, Tv 2000 - Attenti al Lupo, Radio Rai1, Radio24, Radio Cusano Campus e innumerevoli siti web e testate. Ha acquisito competenze per la risoluzione delle casistiche sia individuali sia collettive in tutela del consumatore nei settori regolamentati (energia, gas, acqua e rifiuti, telefonia, Internet e pay tv, assicurazioni, bancario e servizi postali) e nei settori di consumo generico, come commercio elettronico, innovazione tecnologica e spesa domestica. E’ componente dei gruppi di lavoro sulla tutela del consumatore del Ministero dello Sviluppo Economico e ha svolto consulenza specifica per numerosi commissioni parlamentari su testi di legge in materia di tutela dei consumatori. Oggi è presidente di Consumerismo no profit e di Visionari no profit, organizzazione per la divulgazione della scienza e della tecnologia.

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