L'Editoriale

Da Niscemi alla Sanità: eccome come funziona la Piramide della truffa politica

La politica italiana è uno schema Ponzi: ecco come funziona il MLM politico.

Nel mondo della tutela dei consumatori, un sistema di Multi-Level Marketing (MLM) diventa truffa quando il profitto non deriva dalla vendita di un prodotto reale, ma dal reclutamento continuo di nuovi “affiliati”. In politica accade qualcosa di molto simile: il potere non si rigenera sul merito o sui programmi, ma si autoalimenta distribuendo favori, incarichi e micro-privilegi a una rete sempre più ampia di persone.

Se applichiamo questa lente alla politica italiana, il quadro che emerge è quello di un gigantesco schema piramidale di consenso, che vive nonostante (e grazie a) il disincanto dei cittadini e trasforma i diritti in merci di scambio.


La Piramide del Multilevel Marketing Politico

La piramide del MLM politico

La struttura del MLM politico si regge su tre pilastri, che deformano la democrazia in un mercato di basso profilo, dove il valore centrale non è il cittadino ma la sua utilità elettorale.

1. Il “prodotto civetta”: il favore spacciato per dono

Nel MLM commerciale il prodotto serve spesso solo da pretesto per reclutare nuovi membri. Nel MLM politico italiano il “prodotto” è il favore:

  • la pratica burocratica sbloccata in fretta

  • la buca stradale riparata “grazie all’intervento dell’assessore”

  • il posto di lavoro promesso o agevolato

  • il contributo, il bonus, la corsia preferenziale su un servizio

Tutto questo viene presentato al cittadino come gesto di generosità del politico di turno, quando in realtà si tratta di diritti già pagati con le tasse.

È proprio sull’ambiguità fra diritto e favore che si costruisce la dipendenza dal sistema: se la macchina pubblica resta lenta, inefficiente e opaca, il favore diventa una valuta, un prodotto artificiale che permette di premiare amici e punire chi non si allinea.

2. Il reclutamento: più voti porti, più sali

Nel MLM il guadagno cresce con la capacità di reclutare nuovi soggetti nella rete. In politica il meccanismo è analogo: più voti porti, più sali di livello.

  • Chi porta pacchetti di voti nel quartiere o nel comune viene ripagato con piccoli incarichi, consulenze, posti nelle partecipate.

  • Chi controlla reti più ampie (categorie, associazioni, pezzi di burocrazia) viene proiettato verso livelli regionali e nazionali.

La scalata non avviene sulla base della competenza, ma sulla base della capacità di controllare e mobilitare consenso, spesso in modo clientelare. È una catena: consigliere, assessore, deputato, membro di qualche consiglio di amministrazione. Ogni gradino ha la sua “rendita” in termini di potere, visibilità e possibilità di distribuire a propria volta favori.

3. La provvigione: consulenze, appalti e partecipate

Nel MLM la provvigione è la percentuale che ogni partecipante incassa sul fatturato della rete che ha sotto di sé. Nel MLM politico la provvigione non è solo denaro diretto, ma posizioni, incarichi e ruoli in strutture pubbliche e para-pubbliche.

Il perimetro è vastissimo:

  • le oltre 7.600 società partecipate pubbliche diffuse sul territorio nazionale

  • i consigli di amministrazione e i collegi sindacali

  • gli staff politici, le segreterie, le consulenze “fiduciarie”

  • gli enti, consorzi, fondazioni e organismi variamente collegati alla politica

L’occupazione diretta e indiretta della politica, fra amministratori locali, membri di consigli di amministrazione, consulenti e “mediatori di consenso” sul territorio, può essere stimata in 4–5 milioni di persone, pari a circa il 10% del corpo elettorale.

Questa minoranza organizzata costituisce il nucleo duro del MLM politico: individui e famiglie che hanno un interesse materiale, immediato e quotidiano a mantenere in piedi la piramide, indipendentemente dalla qualità dei servizi offerti al resto della popolazione.


L’astensionismo non è pigrizia: è rigetto del sistema

Molti leggono l’astensionismo come pigrizia civica. È una lettura consolatoria, ma sbagliata. Una parte consistente di chi non vota non si sente rappresentata e percepisce il sistema come truccato a monte: un gioco a cui partecipano sempre gli stessi, con regole scritte da chi è già al vertice della piramide.

Alle elezioni politiche del 2022:

  • gli elettori iscritti erano circa 50,9 milioni (46,1 in Italia e 4,7 all’estero)

  • l’affluenza in Italia è stata circa 63,9%, con un’astensione attorno al 36%, il valore più alto della storia repubblicana

  • questo significa 16–17 milioni di persone che hanno scelto consapevolmente di non entrare nel gioco

Gli studi sull’astensionismo mostrano che una quota rilevante di non voto è volontaria e di protesta, legata a sfiducia, alienazione, senso di inutilità del voto, più che a semplice disinteresse.

La domanda, allora, è: chi resta a votare? E soprattutto: come vengono orientati questi voti?


Il saccheggio del “voto liquido”

Quando una parte del Paese rinuncia al voto, la macchina del MLM politico concentra tutti i suoi sforzi su chi resta nel limbo: gli indecisi, gli astensionisti potenziali, chi decide all’ultimo minuto. È quello che possiamo chiamare “voto liquido”, un bacino enorme e altamente influenzabile.

Alla vigilia del voto 2022, la somma di indecisi e astenuti potenziali era stimata intorno al 35,8% degli aventi diritto: più di un terzo dell’intero corpo elettorale. Su questa platea si abbatte una tempesta di messaggi:

  • campagne social iper-personalizzate, spesso polarizzanti

  • contenuti degradanti che abbassano il livello del dibattito

  • fake news, slogan semplificati, promesse spot

  • narrazioni emotive che dividono il Paese in tifoserie contrapposte

Il voto liquido viene spostato come una massa fluida, non attraverso la discussione pubblica, ma tramite spin comunicativo e manipolazione emotiva. L’obiettivo non è convincere sui contenuti, ma spingere una minoranza attiva a garantire la stabilità della piramide, compensando il ritiro di milioni di cittadini critici.


I numeri del sistema: quanto è grande il MLM politico

Per capire la portata del fenomeno, è utile guardare ad alcuni numeri chiave.

Corpo elettorale e partecipazione

  • Elettori iscritti alle liste (Camera 2022): circa 50,9 milioni, di cui 46,1 milioni in Italia e 4,7 milioni all’estero.

  • Affluenza in Italia: circa 63,9%, astensione intorno al 36%.

  • Astenuti in Italia: circa 16–17 milioni di persone.

Questi dati mostrano un corpo elettorale formalmente enorme, ma politicamente ridotto: la scelta dei governi avviene di fatto su una porzione minoritaria della popolazione complessiva.

Il “nucleo duro” che vive di politica

Se incrociamo:

  • numero di amministratori locali (sindaci, assessori, consiglieri)

  • staff e collaboratori

  • amministratori e dipendenti delle partecipate pubbliche

  • consulenti e figure di intermediazione sul territorio

possiamo stimare in 4–5 milioni il numero di persone che dipendono in vario modo dal sistema politico. Una quota pari a circa il 10% del corpo elettorale.

Solo i giovani amministratori under 35, ad esempio, sono oltre 23.000, pari a circa il 22% del totale degli amministratori locali, con migliaia di consiglieri, assessori e centinaia di sindaci. È l’indicatore di una fitta rete di cariche che collega capillarmente il territorio ai vertici dei partiti.

Partecipate, incarichi e potere di nomina

Il sistema delle partecipate pubbliche è uno dei principali canali di provvigione politica:

  • oltre 7.600 società partecipate diffuse sul territorio

  • centinaia di migliaia di addetti, con stime che superano il mezzo milione di persone considerando dipendenti, amministratori, consulenti

  • molti di questi enti operano in condizioni di bassa efficienza o in settori dove il mercato e la tecnologia permetterebbero soluzioni più snelle e trasparenti

Qui il criterio di selezione non è sempre la competenza tecnica, ma spesso la fedeltà alla rete politica. In questo senso le partecipate funzionano come un gigantesco serbatoio di “provvigioni” da distribuire lungo la piramide.

Tasse alte, servizi deboli

Sul versante dei cittadini, il conto è salato:

  • la spesa pubblica supera stabilmente il 40% del PIL, con una quota elevata assorbita dalla spesa corrente (apparati, strutture, gestione)

  • la pressione fiscale totale si colloca sopra il 43% del PIL, fra le più alte nell’Unione Europea

Nonostante ciò, la percezione diffusa è di servizi inefficienti, tempi lunghi, scarsa trasparenza e poca meritocrazia. È il paradosso del MLM politico: i cittadini pagano caro, ma ricevono in cambio servizi che li costringono a dipendere dal favore del politico, alimentando il ciclo.


Il conto per il cittadino: come paghi la truffa

Il MLM politico presenta ai cittadini un conto molto concreto, che si manifesta in tre forme principali.

1. Servizi inefficienti per rendere “prezioso” il favore

Quando la macchina amministrativa è lenta, complicata e poco digitale, ogni procedura completata diventa un “miracolo” da attribuire all’intervento di qualcuno.

  • Se una pratica che potrebbe essere gestita online richiede mesi, il politico che la sblocca diventa benefattore.

  • Se la manutenzione ordinaria non viene programmata, la buca riparata sotto casa diventa un favore personale.

L’inefficienza non è solo un problema tecnico: è la condizione ideale per trasformare il diritto in merce di scambio.

2. Tassazione elevata per nutrire la piramide

La combinazione di:

  • spesa pubblica alta

  • apparati duplicati

  • partecipate inefficienti

  • consulenze e incarichi a pioggia

genera una pressione fiscale pesante su famiglie e imprese. In pratica, i cittadini finanziano con le tasse la stessa struttura che poi si presenta come dispensatrice di favori. È il doppio paradosso: paghi per avere un diritto, poi ripaghi (in voto o fedeltà) per riuscire a esercitarlo.

3. Innovazione e trasparenza bloccate

Ogni passo verso:

  • digitalizzazione dei servizi

  • trasparenza delle procedure

  • standardizzazione delle regole

  • riduzione delle intermediazioni

riduce lo spazio per il favore, il santo in paradiso, il “ti faccio passare avanti”.

Per questo, in molti ambiti, la modernizzazione procede lentamente: un sistema che vive di intermediazione ha paura della semplificazione, perché la semplificazione toglie potere a chi oggi decide chi entra e chi resta fuori.


Il messaggio di Consumerismo: non chiedere il favore, altrimenti non pretendere il diritto

Se la politica viene ridotta a MLM, la cittadinanza viene ridotta a clientela. È questo il punto che, come Consumerismo, vogliamo ribadire con forza.

  • La politica non deve essere un sistema di reclutamento, ma un’erogazione di servizi pubblici efficienti.

  • Il rapporto fra cittadini e istituzioni deve basarsi su merito, competenze e diritti, non su scambi opachi di favori.

  • Ogni volta che accetti uno scambio clientelare, non stai ottenendo un vantaggio: stai comprando il kit d’ingresso di una truffa piramidale che continuerai a pagare, in tasse e in opportunità mancate, per il resto della tua vita.

Il primo passo per cambiare il sistema è riconoscere il meccanismo. Il secondo è rifiutare il favore in cambio del voto, pretendendo invece che i diritti siano garantiti a tutti, senza sponsor, senza tessere, senza padrini.

Finché il favore varrà più del diritto, il MLM politico continuerà a crescere. Quando il diritto tornerà a valere più del favore, la piramide inizierà finalmente a crollare. Quindi non lamentarti se la Sanità non funziona. Il problema non è la malasanità o Niscemi, ma sei tu! Adesso lo sai.

Luigi Gabriele

Luigi Gabriele è un giornalista (iscritto all'ODG del Lazio) e comunicatore pubblico (iscritto all'associazione di categoria), con una solida expertise in relazioni istituzionali e comunicazione pubblica. La sua formazione accademica include una laurea in Scienze Politiche Universià Sapienza di Roma con indirizzo politico amministrativo e una specializzazione in affari regolatori, relazioni istituzionali e comunicazione pubblica. Dopo aver maturato diverse esperienze professionali in aziende e università, dal 2008 è attivamente impegnato nel sociale come attivista per la tutela dei consumatori. In questo ambito, ha ricoperto il ruolo di esperto e comunicatore pubblico per le principali organizzazioni del settore. Luigi Gabriele è un consulente stabile per i principali media italiani in materia di economia & consumi. La sua competenza è riconosciuta anche a livello istituzionale, essendo componente dei gruppi di lavoro sulla tutela del consumatore del Ministero dello Sviluppo Economico e avendo fornito consulenza specialistica a numerose commissioni parlamentari su testi legislativi riguardanti la protezione dei consumatori. Attualmente, è presidente di Consumerismo no profit, la lobby indipendente dei consumatori italiani. E' docente in comunicazione pubblica presso il Master di secondo livello in "Management e governance della pubblica amministrazione" dell'Università Niccolò Cusano. La sua carriera testimonia un impegno costante per l'informazione, la difesa dei diritti e la promozione della conoscenza. presidenza@consumerismo.it www.luigigabriele.it

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