
Dimensione del testo: A Reducir tamaño de fuente. A Restablecer tamaño de fuente A Aumentar tamaño de fuente.
Il lancio del nuovo brand LENE da parte del Gruppo Enel non è solo un’operazione commerciale, ma un caso di studio su come la transizione digitale possa generare asimmetrie profonde tra profitti aziendali, tutele dei lavoratori e diritti dei consumatori. Un po quello che è successo al settore bancario. Come presidente di Consumerismo prima ma come giornalista dopo, ho il dovere di analizzare se i grandi operatori, che hanno beneficiato di ingenti risorse sistemiche e fondi legati al PNRR e che benifeciano di soldi di continuo come quelli derivanti dallo sfruttamento della rete, stiano restituendo valore al Paese o se stiano semplicemente ottimizzando i costi a scapito del tessuto sociale per agevolare il mandato politico e fare cassa per gli azionisti dei fondi d’investimento.
Il privilegio dei dati e la concorrenza asimmetrica
La politica e le Autorità di regolazione devono rispondere a un quesito centrale: è etico che un soggetto in posizione di dominanza, derivante dalla gestione storica della rete di distribuzione, utilizzi il proprio vantaggio informativo per alimentare strategie di vendita così aggressive e licenziare migliaia di persone?
L’accesso ai dati sulla distribuzione elettrica rappresenta un asset strategico immenso.
Già ne abbiamo prova tutti i giorni di come questo accesso privilegiato determini pratiche commerciali scorrette e abuso di posizione, ma arrivare a farlo con il full digital è troppo!
Se questo vantaggio viene utilizzato per creare modelli di business “nativi digitali” che bypassano i canali tradizionali, il rischio è una distorsione del mercato che penalizza gli altri operatori e, in ultima istanza, la libertà di scelta del cittadino.
L’automazione che punisce il lavoro e il territorio
Il paradosso è evidente: mentre si promuove una facciata di semplicità e risparmio attraverso il brand LENE, si assiste a una pressione senza precedenti sul settore dei call center e sulla rete fisica degli Spazi Enel.
-
Crisi dei Call Center: la spinta massiccia verso l’automazione e l’IA nelle nuove gare d’appalto rischia di rendere precari migliaia di lavoratori che hanno contribuito alla crescita del Gruppo.
-
Esclusione Sociale: un modello 100% digital rischia di discriminare i consumatori “analogici” (anziani e fasce fragili), che si trovano con meno presidi fisici e un’assistenza sempre più de-umanizzata.
Il Consumerismo Politico: la scelta come atto di responsabilità
I rincari tariffari degli ultimi anni hanno gravato pesantemente su famiglie e imprese, permettendo ai grandi player di consolidare posizioni finanziarie estremamente solide. Oggi, quella stessa solidità dovrebbe essere reinvestita nella protezione dei livelli occupazionali e nella qualità del servizio per tutti, non solo per chi è tecnologicamente avanzato. Ma se hanno distrutto l’economia è evidente che distruggeranno anche l’occupazione senza troppi quesiti etici.
I pilastri del Consumerismo politico ci insegnano che il mercato si cambia con le scelte quotidiane. Invitiamo i consumatori a una riflessione profonda: prima di sottoscrivere offerte di questi operatori, verificate l’impatto sociale di quel fornitore.
Il nostro appello è alla consapevolezza: non valutate solo il prezzo, ma la qualità della relazione, la protezione dei dati e il rispetto per i lavoratori. Premiare modelli che tutelano la prossimità e l’occupazione significa investire nel futuro del Paese, anziché alimentare un sistema che privatizza i vantaggi della tecnologia e ne collettivizza i costi sociali.
Attenzione iniziate a votare con la testa, alle elezioni ricordatevi che la vostra scheda elettorale sono le bollette e gli scontrini che pagate ogni giorno!





