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Secondo un dossier elaborato da Consumerismo no profit a cura di Luigi Gabriele, tra il 2020 e il 2026 lo Stato italiano ha stanziato oltre 13,5 miliardi di euro in bonus sociali per l’energia elettrica e il gas. La cifra sale a circa 34,5 miliardi se si includono i 21 miliardi destinati alla copertura degli oneri di sistema tra il 2020 e il 2023. Il documento evidenzia come tali risorse non siano state versate direttamente ai cittadini ma accreditate in bolletta, trasformandosi in un trasferimento di liquidità agli operatori di vendita.
L’analisi dei flussi finanziari indica che i primi tre gruppi energetici operanti in Italia, ovvero Enel, Edison ed Eni, hanno incassato una quota compresa tra 4,5 e 5,4 miliardi di euro del totale stanziato. Il meccanismo di erogazione ha agito come stabilizzatore della domanda per le imprese, garantendo incassi certi anche a fronte di potenziali morosità dei clienti. Il dossier segnala l’assenza di clausole che vincolino questi contributi pubblici a riduzioni strutturali delle tariffe o a investimenti in efficienza.
Nonostante l’entità degli interventi pubblici, i prezzi dell’energia in Italia rimangono tra i più elevati del continente europeo. Nel 2023 il costo dell’elettricità per le famiglie italiane è risultato superiore del 15-20% rispetto alla media dell’Unione Europea, mentre per il gas il Paese si posiziona stabilmente nella fascia alta della classifica per prezzi al consumo. La misura dei bonus ha attenuato l’impatto sociale dei rincari ma non ha inciso sulle cause strutturali del costo della materia prima.
Il monitoraggio dell’autorità Arera ha inoltre rilevato pratiche di ritenzione della capacità produttiva, definite withholding, operate da gruppi verticalmente integrati. Tali condotte avrebbero ridotto artificialmente l’offerta sul mercato all’ingrosso, determinando un incremento dei prezzi stimato tra 17 e 24 euro per megawattora nel biennio 2023-2024. Questo fenomeno ha interessato sia gli impianti a gas sia, in misura minore, quelli da fonti rinnovabili.
Il recente provvedimento denominato Dl Bollette II, adottato nel febbraio 2026, prosegue nell’applicazione del medesimo schema di intervento. Il decreto introduce un contributo straordinario di 90 euro per i beneficiari del bonus sociale, con uno stanziamento previsto di 315 milioni di euro, mantenendo la procedura di rimborso diretto agli operatori tramite la Cassa per i Servizi Energetici e Ambientali. Le misure più consistenti del testo rimangono focalizzate sulle imprese energivore piuttosto che sulla riforma dei prezzi per i consumatori domestici.
Luigi Gabriele ha espresso una posizione critica sulla gestione delle risorse pubbliche nel settore energetico.
Secondo il presidente di Consumerismo, è necessario interrompere la logica dei sussidi temporanei per avviare una regolazione più stringente del mercato. « Il Governo dovrebbe rendere pubblici i dati disaggregati per operatore sui bonus incassati » sostiene il rappresentante dell’associazione, aggiungendo che « l’erogazione di contributi pubblici dovrebbe essere vincolata a impegni verificabili di riduzione delle tariffe o investimenti in efficienza ».
L’associazione propone di valutare forme alternative di erogazione dei bonus, come il trasferimento diretto delle somme sui conti correnti dei beneficiari. Tale sistema permetterebbe alle famiglie di disporre della liquidità necessaria per scegliere liberamente l’operatore, incrementando la concorrenza nel mercato retail. Resta tuttavia aperta la questione legata al rischio di utilizzo delle somme per finalità diverse dal pagamento delle utenze, fattispecie che il meccanismo attuale intende evitare.
Le raccomandazioni conclusive del dossier sollecitano un rafforzamento dei poteri di intervento di Arera per contrastare le condotte speculative nel mercato all’ingrosso. Viene inoltre richiesta una riforma del sistema tariffario che separi definitivamente gli oneri generali di sistema dalla componente energia, trasferendone il peso sulla fiscalità generale. L’obiettivo indicato è quello di garantire che i benefici della transizione energetica ricadano effettivamente sulla spesa finale dei cittadini.




