L'Editoriale

La Barba-Truffa del CLI Spoofing: un filtro che non funziona

Perché il nuovo sistema dell’AGCOM per bloccare il telemarketing selvaggio non è la soluzione che speravamo. E chi c’è davvero dietro al business delle chiamate indesiderate.

Il parallelismo al Barbatruffa del Cli-Spofing, l’ho mutuato dal bravo collega , in un articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano del 20 agosto 2025.

È ormai famoso come l’Antitrust o come il mitico Registro delle Opposizioni. Il termine CLI Spoofing è salito alla ribalta grazie a un’intensa campagna di lobbying da parte di società di rappresentanza di interessi e categorie economiche, che hanno spinto con forza per convincere tutti: dai commissari ai deputati, dai quotidiani alle radio e TV, fino a una parte di quelle associazioni di consumatori che, come al solito, da questo genere di manovre traggono solo un piccolo tornaconto personale.

Il risultato? Un presunto “filtro” tecnologico che, nel migliore dei casi, è una soluzione parziale e, nel peggiore, una vera e propria farsa. Per capire perché, dobbiamo prima fare un passo indietro e capire come funziona la tecnologia che sta alla base di queste truffe.

La debolezza del sistema telefonico

Il principio è tanto semplice quanto pericoloso: nelle reti telefoniche, il numero del chiamante non è verificato dalla rete del ricevente, ma è “autodichiarato” dal chiamante stesso. Il CLI Spoofing (dove CLI sta per Calling Line Identifier, cioè identificativo della linea che sta chiamando) sfrutta proprio questa falla: si chiama da una linea, ma se ne maschera il numero mostrandone un altro. Ad esempio, si chiama dall’estero, ma il tuo telefono visualizza un numero mobile italiano, come quello del tuo vicino o di un’azienda locale.

Il nuovo filtro AGCOM è stato progettato per affrontare questo problema in due fasi:

  • Per la linea fissa (in vigore dal 19 agosto): il sistema filtra tutte le chiamate provenienti dall’estero che mostrano un numero fisso italiano. La logica è semplice: è quasi impossibile che una linea fissa italiana si trovi all’estero.
  • Per il mobile (in arrivo): qui la faccenda si complica, perché le linee mobili sono per definizione portatili. In sintesi, il sistema dovrebbe verificare se il numero dichiarato dal chiamante corrisponde a una numerazione attiva. Se non lo è, la chiamata viene bloccata.

Il problema, e il motivo per cui questo filtro non funzionerà, è che i truffatori sono un passo avanti. Sfrutteranno semplicemente numeri di cellulari attivi, rubati o acquisiti illegalmente. Magari useranno proprio il tuo, senza che tu lo sappia. E quindi, la chiamata arriverà lo stesso.

L’inganno del telemarketing e i veri responsabili

Lo spoofing è la tecnica, ma lo scopo è la truffa. Chi chiama ha quasi sempre intenzioni fraudolente. Spesso i call center si trovano all’estero, in paesi non regolamentati, e il CLI Spoofing serve a rassicurare la vittima, a convincerla a rispondere.

Una volta che hai risposto, le truffe si dividono in due categorie principali:

  1. Furto diretto: ti vendono un servizio che non ti forniranno mai o ti chiedono dati sensibili per frodarti.
  2. Acquisizione di consensi fasulli: ti convincono a cambiare fornitore di servizi (energia, telefonia, assicurazioni) usando informazioni false. Questi consensi, una volta acquisiti, vengono venduti a terzi: le grandi aziende.

Ed è qui che si arriva al punto più delicato, che fa emergere un business illegale, sporco e pericoloso. Basti pensare al recente caso di Sky, dove l’AGCOM ha messo in discussione l’intera filiera del teleselling illegittimo.

Il meccanismo è lo stesso di una lettera: se ti invio una busta e come mittente scrivo , non hai modo di sapere che l’ho mandata io. Il mittente è autodichiarato, nessuno lo controlla. Mutatis mutandis, è così che funziona la rete telefonica e, di conseguenza, il CLI Spoofing.

La nostra soluzione: un contratto telefonico “consenziente”

Per fermare questo traffico che genera miliardi di euro di danni, Consumerismo ha da tempo proposto una soluzione che, pur apparendo drastica, salverebbe il mercato del telemarketing legale: eliminare la validità dei contratti estorti telefonicamente.

Proponiamo il “Contratto telefonico consenziente”. Questo meccanismo è semplice: un contratto dove il consumatore chiama un call center per avere informazioni su un’offerta o un servizio. Solo se il consumatore, dopo aver espresso la sua volontà, avvia le procedure per la contrattualizzazione a distanza, il contratto è valido.

Inoltre, vanno rafforzate le sanzioni, aggiungendo la responsabilità penale per quelle aziende e i loro amministratori che convertono contratti falsi in contratti veri e propri, senza dimostrare di avere il consenso effettivo del consumatore.

Un proposta talmente ovvia che è sostenuta da 97.000 cittadini italiani, con la nostra petizione BASTA IL TELESTALKING.

Sembra ovvio, ma questo meccanismo è osteggiato da tutti. L’ostracismo arriva soprattutto dal mondo politico, che si è lasciato convincere da una piccolissima parte degli operatori del teleselling, che millantano la perdita di migliaia di posti di lavoro. È una scusa falsa, usata per non toccare un business miliardario. Le aziende che ottengono le commesse hanno sede in Italia, ma il lavoro sporco lo subappaltano a call center con sedi all’estero, spesso fuori dalla regolamentazione europea.

Se la politica distrugge decine di settori di mercato con scelte scellerate a favore di monopoli e faccendieri, viene da chiedersi perché si rifiuta di toccare il teleselling. Forse perché, dietro questa enorme fabbrica di truffe, si nasconde anche un’enorme e sofisticata lavatrice di denaro sporco?

Luigi Gabriele

Presidente di Consumerismo no Profit, e responsabile editoriale di Consumerismo.it. Segno zodiacale Cancro. Laurea in Scienze Politiche alla Sapienza di Roma (indirizzo politico-amministrativo, per chi ancora crede nelle etichette), giornalista e comunicatore pubblico regolarmente censito nelle rispettive anagrafi di categoria. Ha trascorso gli anni della formazione tra aule accademiche e palazzi del potere, specializzandosi in affari regolatori e relazioni istituzionali, prima di capire che il vero potere risiede nel portafoglio (spesso vuoto) del cittadino. Dal 2008 ha scelto la trincea del sociale come attivista, trasformandosi nell'incubo dei "cartelli" e nella voce fuori dal coro per la tutela dei consumatori. In questo ambito è diventato il volto e la parola delle principali organizzazioni del settore, prestando la propria expertise a molti gruppi di lavoro del Ministero dello Sviluppo Economico e alle Commissioni Parlamentari, dove tenta quotidianamente di tradurre i testi legislativi in una lingua comprensibile ai comuni mortali. Conoscitore anche dei gossip, delle autorità di vigilanza e regolazione italiane, dove ne analizza regolazione, posizioni e sopratutto comportamento. Vive un'ossessione cromatica per l'arancione e il blu scuro, colori eletti a divisa d'ordinanza tra cravatte, braccialetti e stemmi, nonché pantone ufficiale di Consumerismo No Profit, la lobby indipendente dei consumatori italiani di cui è Presidente. L'arancione è anche il tratto distintivo della sua Fiat 500 del 1971 serie L, acquistata per 4.000 euro con i risparmi accumulati in sei anni di mobilità elettrica estrema. Muovendosi tra i palazzi del potere di Roma su una mini bici elettrica, ha infatti evitato 10.000 euro di esborsi tra carburante, bolli e multe: un'operazione che, tra risparmio e rivalutazione dell'auto, ha generato un valore di 14.000 euro. La prova vivente che cambiare un’abitudine è il miglior investimento finanziario possibile. Consulente stabile per i principali media nazionali in materia di economia e consumi, ha la pessima abitudine di dire la verità sui prezzi anche quando non è conveniente per lo share. Quando non è impegnato a difendere i diritti altrui o a pedalare tra i ministeri, si rifugia in montagna per praticare trekking, cercando in quota quell'allineamento tra visione e azione che il livello del mare spesso offusca. Docente di comunicazione pubblica e istituzionale presso il Master di secondo livello in Mangement & Governance della PA dell'Università Niccolò Cusano, insegna ai futuri dirigenti che il senso viene sempre prima della velocità e che la coerenza è l'unica moneta che non svaluta mai. presidenza@consumerismo.it www.luigigabriele.it

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