Soldi

Soldi, dove investire?

Il risparmiatore italiano con la pandemia si barrica in casa

A cura di:
Roberta Rossi Gaziano
Investimenti Finanziari e Analisi Prodotti – Associazione Consumerismo

Gli italiani non s’indebitano di più e continuano ad accumulare soldi sui conti correnti

Da uno studio di CRIF emerge che le famiglie italiane sono sempre più restie a chiedere finanziamenti sia per l’acquisto di beni durevoli sia per i mutui.
Dopo le pesanti flessioni che hanno segnato il 2020, il nuovo anno si è aperto con una contrazione del numero di richieste di finanziamenti da parte delle famiglie italiane: la componente dei mutui immobiliari fa segnare un -6,6% malgrado la vivacità delle surroghe, mentre i prestiti nel complesso vedono un calo pari a -13,1% rispetto al corrispondente mese del 2020.
In scia con quanto era stato registrato nella seconda parte del 2020, le famiglie stanno adottando un atteggiamento estremamente cauto, rinviando i propri progetti di spesa e riducendo di conseguenza anche la propensione a richiedere un finanziamento: nel mese di gennaio le richieste di prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi si caratterizzano infatti per un calo del -1,4% rispetto al corrispondente mese del 2020, a fronte del ben più marcato -27,1% fatto segnare dai prestiti personali.

Calano le richieste di mutui e surroghe

Dopo il calo fatto segnare nell’ultima parte del 2020, anche a gennaio le richieste di mutui e surroghe restano in territorio negativo, facendo segnare una flessione del -6,6% malgrado il comparto benefici ancora di una dinamica positiva dei mutui di sostituzione, sostenuti da condizioni di offerta vantaggiose.
Con la surroga del mutuo (come spiegato in questo video https://www.youtube.com/watch?v=RbYG9WdYBDE) è possibile ottenere migliori condizioni sul prestito contratto per acquistare la propria casa.
Nel complesso, dopo la fase di lockdown della scorsa primavera, le richieste di mutuo erano tornate a crescere in modo solido a partire dal mese di giugno (+26,7% nel III trimestre dell’anno), riassestandosi su volumi persino superiori a quelli pre-crisi. Con la seconda ondata di contagi che ha investito il Paese a partire dall’inizio di ottobre si è però assistito a una decisa inversione di tendenza che ha nuovamente frenato la domanda (-8,1% nel IV trimestre).

Anche i francesi non si indebitano più

Come riporta il quotidiano Les Echos il “credito al consumo” è sceso ai minimi dal 2009 registrando il calo più netto dai tempi della crisi finanziaria. Gli operatori del settore segnalano che ”A livello globale, durante tutto il 2020, il credito al consumo è sceso del -11,5%, il calo più marcato registrato dal 2009 (-13,3%)”.
Anche il finanziamento dell’auto ha segnato il tempo. Meno pessime le notizie sul versante dell’attrezzatura della casa e del miglioramento dell’habitat, di cui la produzione cala solo del 2,8% anno su anno.
Altri segnali di questo crollo, i prestiti personali (compresi i riacquisti del debito , non destinati a un acquisto specifico) e i crediti revolving – altra gloria passata del credito al consumo, ora severamente regolamentato – vedono la loro produzione diminuire rispettivamente del 18, 5% e 15,5%.

Le società quotate soffrono 

Come evidenziato nell’analisi che abbiamo pubblicato relativamente a Compass https://www.consumerismo.it/crolla-il-credito-al-consumo-26183.html controllata dal Gruppo Mediobanca anche i conti delle società quotate stanno soffrendo. L’ultima semestrale della banca d’affari che ha inondato i titoli dei giornali con titoli roboanti in merito a utili triplicati, esaminata da un occhio attento e indipendente come quello di chi scrive, di professione consulente finanziario autonomo in forza a SoldiExpert SCF, rivela che il credito al consumo ha subito uno stop importante https://soldiexpert.com/moneyreport/mediobanca-calo-secondo-semestre-2020/97735/ affossando i dati delle società che lo erogano.

Gli italiani accumulano

Un atteggiamento sempre più pauperista delle famiglie italiane che continuano a accumulare soldi sui conti correnti arrivati a 1.737 miliardi in base alla stima dell’Abi, l’Associazione delle banche italiane. “Sui conti correnti e sui depositi vi è ormai una cifra superiore all’intero prodotto interno lordo” ha correttamente osservato Ferruccio de Bortoli nel suo editoriale per il Corriere Economia.
L’accumulo di soldi sul conto corrente è un atteggiamento sensato fino a un certo punto. Un conto rinunciare alle spese inutili, come cambiare la macchina, un altro rinunciare a investire il proprio patrimonio, lasciandolo languire sui conti correnti, rinunciando alle opportunità di crescita che il mercato azionario può offrire. Ormai in questo campo sono tantissimi i soggetti a cui rivolgersi: non solo la banca ma anche la consulenza su base indipendente può essere una guida super partes per sbloccare parte del proprio capitale parcheggiato sine die sul conto corrente. Anche perché si può comprare a rate ma anche investire a rate.

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